Ospedale di Nocera: “Tutto bene” o “emergenza”? La verità tra corsie e politica

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Versione ufficiale: nessun depotenziamento, solo ferie e normali richieste di mobilità.Versione di reparto: turni massacranti, personale ridotto, si lavora tanto e male.

di Giorgia Valentini

Solo ferie, normali richieste di mobilità e dinamiche che esistono in ogni reparto dove si lavora tanto. Ingigantire la situazione, soprattutto alla vigilia delle prossima campagna elettorale, è squallido: si rischia di infangare due reparti che sono il fiore all’occhiello dell’ospedale di Nocera Inferiore”.

È la versione ufficiale, lucida e senza esitazioni. Un messaggio chiaro: nessun allarme, solo rumore di fondo.Eppure, basta infilarsi nei corridoi dell’”Umberto I” per respirare un’aria diversa. Tra alcuni addetti ai lavori, le parole sono altre: turni massacranti, personale ridotto all’osso, straordinari che restano sulla carta e un clima che da tempo è diventato pesante. Un malessere silenzioso, sedimentato negli anni e mai davvero affrontato.La crepa si allarga quando a parlare è la Terapia intensiva neonatale, reparto simbolo dell’ospedale. Un gruppo di infermieri ha deciso di uscire allo scoperto: “Siamo passati da sei a cinque unità per turno e, dal primo agosto, saremo solo in quattro. In queste condizioni non potremo più assistere i nostri piccoli prematuri“, un grido di allarme, deciso e graffiante.

Il sindaco Paolo De Maio, dopo un contatto diretto con la direttrice sanitaria, dottoressa Santarpia, ribatte: “Nessuna riduzione di posti letto. La qualità delle cure è garantita. Il calo del personale è temporaneo, dovuto alle ferie estive e al fisiologico rallentamento delle attività“. Dichiarazioni nette, che però si scontrano con chi lavora ogni giorno accanto a incubatrici e respiratori: “Non è una questione di ferie. Con questi numeri non c’è sicurezza, né per i pazienti né per noi”.

Paolo De Maio.

Ribattono alcuni infermieri.Dunque, siamo davanti a una polemica ingigantita o a un’emergenza vera? La domanda è legittima, la risposta meno scontata. Perché quando la politica e la sanità si incrociano, la verità rischia sempre di restare in mezzo, schiacciata tra chi minimizza per proteggere e chi alza i toni per denunciare. In questo caso, la posta in gioco non è un titolo di giornale: sono vite appese a un filo. E quando si parla di neonati prematuri, ogni riduzione di sicurezza non è un dettaglio, è un rischio.