L’orrore consumatosi tra le mura fatiscenti dell’ex Cnr di Scandicci rappresenta l’ultimo, tragico capitolo di una convivenza nata nell’emarginazione estrema e culminata in una violenza senza precedenti. Le vittime di questa vicenda sono Issam Chlih, un trentenne marocchino già noto alle forze dell’ordine, e Silke Sauer, una quarantenne tedesca che conduceva una vita precaria tra mense cittadine e ripari di fortuna. Le loro esistenze, seppur diverse, si erano incrociate nel degrado di un casale abbandonato, trasformato in un teatro di morte dove la follia sembra aver preso il sopravvento su ogni barlume di umanità.
L’accusa mossa contro il trentenne è agghiacciante: omicidio aggravato e decapitazione. Gli inquirenti ipotizzano che la furia omicida sia scaturita da motivi banali, alimentata da un contesto di grave tossicodipendenza e instabilità psichica dell’indagato. La scena del crimine, situata in un’ala scoperchiata della struttura, si è presentata così impervia che le autorità hanno dovuto ricorrere all’uso di droni per effettuare i rilievi, anche a causa della presenza di uno Staffordshire Terrier aggressivo che l’uomo teneva costantemente con sé per difesa.
Gli elementi probatori raccolti finora sembrano stringere il cerchio attorno a Chlih in modo significativo. Come riportato dalle ricostruzioni locali, il reperto fondamentale è una felpa intrisa di sangue rinvenuta accanto al corpo della vittima; l’indumento era stato precedentemente immortalato dalle telecamere di sorveglianza cittadine mentre l’uomo lo indossava. Oltre alla felpa, gli investigatori hanno sequestrato un coltello e un machete che, nonostante un tentativo di ripulitura, saranno sottoposti ad accertamenti genetici per confermare se siano le armi utilizzate per l’esecuzione.
L’arresto è scattato giovedì sera mentre l’indagato si trovava in ospedale per una crisi nervosa, poco dopo aver ottemperato all’obbligo di firma quotidiano in caserma. Al momento l’uomo si avvale della facoltà di non rispondere, in attesa dell’interrogatorio davanti al GIP. Parallelamente, si attende il responso dell’autopsia, che dovrà chiarire un dettaglio atroce: se la decapitazione sia stata la causa della morte o sia avvenuta post-mortem. Mentre il cane è stato trasferito in una struttura sicura, le autorità diplomatiche lavorano per confermare ufficialmente l’identità della vittima, la cui registrazione in Italia risale all’anno scorso ma priva di documenti di supporto.

