Omicidio Nappo a Boscoreale, il killer: “Mi pento di ciò che ho fatto”

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“Mi pento di ciò che ho fatto”. Con queste parole, Giuseppe Esposito, 18 anni, di Torre Annunziata ha rotto il silenzio durante l’interrogatorio di garanzia per l’omicidio di Pasquale Nappo, suo coetaneo, ucciso nella notte tra sabato 1 e domenica 2 novembre in piazza Pace a Boscoreale. Un momento carico di tensione, in cui il giovane ha mostrato segni di pentimento per la prima volta.

Assistito dall’avvocato Mauro Porcelli, Esposito ha ribadito la propria versione dei fatti, sostenendo che l’omicidio sia scaturito da una lite tra ragazzi e non da dinamiche criminali. La difesa ha infatti contestato con forza l’aggravante della modalità mafiosa, sottolineando che il 18enne non appartiene a nessun clan e che l’episodio non ha alcun legame con la camorra.

Al centro del confronto anche l’accusa di premeditazione. Secondo il legale, non si tratta di un delitto pianificato, ma di un gesto impulsivo, nato da un momento di rabbia. «Non c’è stata premeditazione ma preordinazione», ha precisato l’avvocato Porcelli, spiegando che, pur essendo arrivato armato e con la targa del motorino coperta, Esposito non avrebbe avuto l’intento di uccidere quando si è recato in piazza.

Durante l’interrogatorio, il giovane ha confermato le dichiarazioni rese agli inquirenti nei giorni successivi all’arresto, aggiungendo una dichiarazione spontanea che ha colpito i presenti: «Sono giorni che ci penso e sto male. Ho capito l’errore, ho tolto la vita a un altro ragazzo e me ne pento».

Un pentimento tardivo, ma che rappresenta la prima crepa nella corazza di un ragazzo che, da quella notte, si trova a fare i conti con la consapevolezza di un gesto irreparabile e con il peso devastante.