Il 19 settembre Napoli celebra il suo patrono, San Gennaro, con la tradizionale attesa del miracolo della liquefazione del sangue. Un rito che unisce fede, tradizione e identità popolare, seguito con emozione dai napoletani e da fedeli di tutto il mondo. Ma oltre al miracolo più famoso, esistono aspetti meno conosciuti della storia e del culto di questo santo, che meritano di essere scoperti.
San Gennaro non è solo patrono di Napoli
Molti lo associano esclusivamente a Napoli, ma San Gennaro è venerato anche in altre città e regioni. È compatrono di Benevento, dove fu vescovo, e la sua devozione è molto sentita anche in Avellino e in diverse località della Campania. Persino a New York, nel quartiere di Little Italy, ogni settembre si tiene la celebre “Feast of San Gennaro”, che richiama migliaia di italiani d’America.
Il suo nome non era raro nell’antichità
“Gennaro” deriva dal latino Ianuarius, cioè “consacrato a Giano”, la divinità romana degli inizi e dei passaggi. Nell’età romana era un nome piuttosto comune. Dopo il martirio del santo, divenne un nome fortemente legato alla fede cristiana e, col tempo, uno dei più diffusi a Napoli e dintorni.
Il sangue di San Gennaro non è conservato tutto nel Duomo
Molti pensano che il sangue del santo sia custodito solo nella Cappella del Tesoro, ma in realtà le ampolle si trovano in due luoghi distinti: una parte nel Duomo di Napoli e un’altra nell’Abbazia di Montevergine, in Irpinia. Entrambe sono al centro di antiche tradizioni e custodiscono la stessa devozione popolare.
Non solo il sangue: anche le ossa hanno fatto “miracolo”
Oltre alla liquefazione del sangue, c’è un’altra tradizione poco conosciuta. Fino al XVII secolo si raccontava di un fenomeno legato alle ossa del cranio del santo, che si sarebbero mosse o cambiate di colore durante alcune celebrazioni. Una leggenda che alimentava la fede popolare, prima che il culto si concentrasse quasi esclusivamente sul sangue.
San Gennaro è stato “adottato” anche dal Vesuvio
Una delle più radicate credenze popolari è che San Gennaro protegga Napoli non solo da guerre e pestilenze, ma anche dal Vesuvio. Già dal Seicento, in occasione di eruzioni, i napoletani portavano in processione il busto del santo verso il vulcano, implorando la sua intercessione. Non a caso, in molte edicole votive e affreschi è raffigurato proprio nell’atto di fermare la lava.
Un santo tra fede e identità
San Gennaro non è solo il protagonista di un rito religioso: è un simbolo identitario che lega Napoli alla sua storia, alla sua cultura e persino al suo linguaggio popolare. Conoscere le curiosità legate alla sua figura significa comprendere meglio il modo in cui un’intera città continua, secolo dopo secolo, a riconoscersi nel suo patrono.

