Oggi è la giornata mondiale del caffè

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Per i napoletani è un rito, una religione, una pausa rilassante


Parlare della giornata mondiale del caffè a Napoli è un po’ come parlare della corda in casa dell’impiccato.

Per un napoletano che si rispetti ‘a tazzulella e cafè è un rito, un culto, quasi una religione.
Ogni bar ha la sua miscela, ogni famiglia il suo segreto per preparare la migliore tazza di caffè possibile; perfino in tempo di guerra quando era impossibile trovare il caffè, l’arte di arrangiarsi dei napoletani aveva trovato il modo di gustare il “surrogato” preparato pur di non perdere la sacralità della tradizione.

Ma come si gusta il caffè a Napoli?

La consuetudine vuole che il caffè debba rispettare la regola delle tre C: Carico, caldo e comodo, nel rispetto di regole antiche di quando il caffè era bevuto in casa.
Il perché è presto spiegato: per i napoletani il caffè è una “pausa” rilassante un momento slow della giornata, senza dimenticare che fu proprio nella Napoli dell’ottocento che nacquero i primi caffè letterari intesi come luoghi d’incontro e di cultura.

Ritornando alla tazzulla e cafè e alla giornata mondiale del caffè, non esiste spiegazione migliore se non quella data dal grande Eduardo nel suo monologo in “Questi fantasmi“:

…A noialtri napoletani, toglierci questo poco di sfogo fuori al balcone… Io, per esempio, a tutto rinunzierei tranne a questa tazzina di caffè, presa tranquillamente qua, fuori al balcone, dopo quell’oretta di sonno che uno si è fatta dopo mangiato. E me la devo fare io stesso, con mani. Questa è una macchinetta per quattro tazze, ma se ne possono ricavare pure sei, e se le tazze sono piccole pure otto per gli amici… il caffè costa così caro… Mia moglie non mi onora queste cose, non le capisce. È molto più giovane di me, sapete, e la nuova generazione ha perduto queste abitudini che, secondo me, sotto un certo punto di vista sono la poesia della vita; perché, oltre a farvi occupare il tempo, vi danno pure una certa serenità di spirito. Neh, scusate, chi mai potrebbe prepararmi un caffè come me lo preparo io, con lo stesso zelo… con la stessa cura. Capirete che, dovendo servire me stesso, seguo le vere esperienze e non trascuro niente… Sul becco… lo vedete il becco? (Prende la macchinetta in mano e indica il becco della caffettiera) Qua, professore, dove guardate? Questo… Vi piace sempre di scherzare…. No, no… scherzate pure… Sul becco io ci metto questo coppitello di carta… Pare niente, questo coppitello ha la sua funzione… E già, perché il fumo denso del primo caffè che scorre, che poi e il più carico, non si disperde. Come pure, professo’, prima di colare l’acqua, che bisogna farla bollire per tre o quattro minuti, per lo meno, prima di colarla dicevo, nella parte interna della capsula bucherellata, bisogna cospargervi mezzo cucchiaino di polvere appena macinata, piccolo segreto! In modo che, nel momento della colata qua, in pieno bollore, già si aromatizza per conto suo. Professo’ voi pure vi divertite qualche volta, perché, spesso, vi vedo fare al vostro balcone a fare la stessa funzione. E io pure. Anzi, siccome, come vi ho detto, mia moglie non collabora, me lo tosto da me… Pure voi, professo’? E fate bene… Perché, quella, poi, è la cosa più difficile: indovinare il punto giusto di cottura, il colore… A manto di monaco… Color manto di monaco. È una grande soddisfazione ed evito pure di prendermi collera, perché se, per una dannata combinazione, per una mossa sbagliata, sapete… ve scappa ‘a mano o’ piezz’ ‘e coppa, s’aunisce a chello ‘e sotto, se mmesca posa e ccafè… insomma, viene una zoza… siccome l’ho fatto con le mie mani e nun m’ ‘a pozzo piglia’ cu nisciuno, mi convinco che è buono e me lo bevo lo stesso. Professo’, è passato. State servito? Grazie. (Beve) Caspita, chesto è cafè… è ciucculata. Vedete quanto poco ci vuole per rendere felice un uomo: una tazzina presa tranquillamente qui fuori… con un simpatico dirimpettaio…”

La tradizione vuole poi che il caffè vada servito sempre in una tazza calda accompagnato da un bicchiere d’acqua, che serve per pulire il palato e fare in modo da gustare al meglio il caffè servito.

Ultimo segno che resiste nonostante l’evoluzione dei tempi è il caffè sospeso, nel senso che pagano due caffè ma se ne consuma solo uno, lasciando il secondo per chi arriva dopo e non può permetterselo, perché il napoletano vero sì sa, è persona di cuore e di valori.