Numeri e trend della violenza contro le donne in Italia

0
148

Dal 25 novembre 2024 al 25 novembre 2025 i dati ufficiali e gli osservatori fotografano una realtà ancora drammatica: femminicidi, denunce e forme di violenza mostrano riduzioni in alcuni indicatori ma confermano la diffusione del fenomeno e la necessità di interventi strutturali.

Negli ultimi undici mesi, tra il 25 novembre 2024 e il 25 novembre 2025, l’analisi dei dati ufficiali e delle rilevazioni indipendenti conferma che la violenza contro le donne rimane una questione di massa che tocca aspetti molto differenti della vita quotidiana. L’Istat, nei suoi ultimi rilievi, ricorda che il dato strutturale rimane pesante: circa 6 milioni e 400mila donne italiane tra i 16 e i 75 anni — il 31,9% della popolazione femminile in quella fascia d’età — ha subito almeno una violenza fisica o sessuale nella vita. Questo valore, pur riferendosi alla vita e non all’ultimo anno, è una cornice fondamentale per comprendere la portata del problema con cui lavorano le istituzioni e le associazioni ogni giorno.

Nello stesso intervallo temporale, i dati di incidenza per tipologia fotografano pattern ricorrenti: l’Istat segnala che il 18,8% delle donne ha riferito violenze fisiche e il 23,4% violenze sessuali nel corso della vita; tra queste ultime, il 5,7% ha subito stupri o tentati stupri, numeri che spiegano perché prevenzione, protezione e percorsi di uscita siano ancora priorità politiche e sociali. Queste percentuali, diffuse con i report e i focus tematici pubblicati a ridosso del 25 novembre, sono state richiamate anche dalla stampa e dalle campagne di sensibilizzazione di novembre 2025.

Per quanto riguarda i casi mortali attribuiti alla violenza di genere, gli osservatori indipendenti e le banche dati madri forniscono un conteggio aggiornato annualmente che permette di ricostruire il fenomeno nell’arco dell’anno 2025: l’Osservatorio Nazionale gestito da Non Una di Meno, che monitora femminicidi, suicidi indotti e casi collegati alla violenza eteropatriarcale, aveva registrato 77 femminicidi nel 2025 fino al 22 novembre 2025; questi dati, aggiornati giorno per giorno dall’osservatorio, offrono un indicatore diretto dell’estrema gravità di certe vicende nel corso dell’anno considerato.

I dati istituzionali delle forze dell’ordine e del Ministero dell’Interno mostrano, nello stesso periodo, alcune variazioni tra i reati “spia”: alcuni rapporti trimestrali segnalano una diminuzione delle denunce per atti persecutori e per violenze sessuali in periodi parziali, mentre aumentano i maltrattamenti in ambito familiare e i casi segnalati per convivenza problematica, fenomeni che denunciano come la violenza si manifesti con modalità complesse e non sempre pienamente visibili. Il Ministero dell’Interno pubblica report trimestrali che aggiornano questi trend e nel corso del 2025 ha evidenziato dinamiche differenziate tra le varie tipologie di reato, rendendo necessario leggere i numeri con attenzione al contesto e alla finestra temporale considerata.

Per avere un riferimento sul 2024 e comprendere la traiettoria recente, i dossier e le analisi diffuse nel novembre 2024 e nei mesi successivi ricordano che nel 2024 si sono verificati numeri significativi: nel complesso si parla di decine di femminicidi nell’anno e di diverse migliaia di violenze sessuali denunciate nella prima metà dell’anno, mentre il numero di chiamate al numero nazionale antiviolenza 1522 e le richieste di aiuto raccolte dalle associazioni rimangono elevate, con decine di migliaia di contatti che testimoniano la domanda di protezione e supporto. Questi elementi del 2024 aiutano a contestualizzare i dati dell’ultimo anno mobile (dal 25/11/24 al 25/11/25), mostrando come parte del fenomeno sia stabile nel tempo.

È importante sottolineare i limiti delle ricostruzioni: non esiste un’unica base dati che fornisca, in tempo reale e per l’esatta finestra degli “ultimi 11 mesi”, tutti gli indicatori richiesti. Le stime che arrivano dall’Istat, dal Ministero dell’Interno, dalle forze di polizia e dagli osservatori civili si sovrappongono, a volte mostrano differenze metodologiche (per esempio: cosa viene conteggiato come femminicidio; quale arco temporale considerano le indagini campionarie dell’Istat; quali eventi sono ancora in fase di verifica nelle banche dati degli osservatori). Per questo motivo i numeri sopra riportati derivano dalla sintesi delle più recenti pubblicazioni ufficiali e da monitoraggi di organizzazioni che aggiornano quotidianamente i casi.

Dal punto di vista geografico e relazionale, i rapporti più aggiornati evidenziano una costante: oltre la metà dei casi mortali e una quota rilevante delle violenze avvengono in ambito familiare o opera di partner ed ex partner. Questa prevalenza rivela che le misure di protezione individuale, gli ammonimenti e gli allontanamenti obbligatori rappresentano strumenti necessari ma non sufficienti se non accompagnati da politiche di prevenzione, sostegno economico, percorsi di recupero per gli autori di violenza e interventi educativi sistematici.

Per concludere: negli ultimi 11 mesi i numeri confermano una doppia verità. Da una parte alcuni indicatori di reato sono variati (con cali parziali in alcune tipologie e aumenti in altre), ma dall’altra la portata complessiva del fenomeno — misurata sia dalle vittime sopravvissute alle violenze sia dai femminicidi monitorati giornalmente — rimane elevata e richiede risposte coordinare e continuative. I dati ufficiali e quelli forniti dagli osservatori civili coincidono nel dire che la strada da percorrere è ancora lunga: più investimenti in prevenzione, reti territoriali più robuste per l’accoglienza e percorsi giudiziari più rapidi e protettivi per chi denuncia restano priorità inderogabili.