A volte il calcio racconta storie che vanno oltre il risultato, oltre gli episodi, oltre la rabbia per un gol subito allo scadere. È il caso di quanto accaduto a Cardito al termine di Nola–Sarnese, un derby vibrante chiuso sul 3-3 con un finale che ha lasciato l’amaro in bocca ai bianconeri. Il gol della Sarnese, arrivato al 96’, è nato da un’uscita a vuoto del portiere Montalti: un errore pesante, uno di quelli che in altre piazze potrebbe trasformarsi in una condanna.
E invece a Nola è successo esattamente il contrario. Quando l’arbitro ha fischiato la fine, mentre l’estremo difensore era visibilmente affranto e quasi inconsolabile, i tifosi presenti sugli spalti di Cardito hanno dato una lezione di maturità e di appartenenza. Invece di puntare il dito, hanno scelto l’abbraccio. Invece della critica, l’incoraggiamento. William Montalti, ancora scuro in volto, si è ritrovato circondato dai sostenitori bianconeri che gli hanno teso le braccia per ricordargli che gli errori fanno parte del gioco, e che la fiducia conquistata in questi mesi non si cancella con un episodio.
Un gesto spontaneo, umano, profondamente sportivo, che ha commosso anche l’allenatore Giampà. Il tecnico, appena raggiunto il suo portiere, lo ha stretto forte in un abbraccio lungo, sincero, quasi paterno. Un modo per proteggerlo, per ricordargli che la squadra è unita, che nei momenti difficili non si lascia indietro nessuno.
L’episodio ha fatto il giro dello stadio e ha suscitato il rispetto della stessa Sarnese. Perché il calcio, quando riesce a mostrare la sua parte migliore, sa ancora emozionare. E il Nola, al di là del rammarico per due punti persi al fotofinish, esce dal derby con un segnale importante: qui la maglia si sostiene sempre, soprattutto quando serve.
In una stagione complicata, fatta di tensioni societarie e di prove difficili, l’abbraccio a Montalti vale molto più di un risultato. È la dimostrazione che la forza di un gruppo e di una tifoseria si vede proprio nei minuti più duri, quelli in cui serve alzare la testa insieme. E il Nola, almeno fuori dal campo, ha dimostrato di saperlo fare benissimo.

