Quelli esperti in materia parlano di “fusionare” e non di “fondere”. Ma il senso vero non è nel verbo. Parlano i numeri, in maniera esplicita: un incentivo in più a crederci anche per Nocera (il Comitato per il Referendum, aggiornatasi al prossimo febbraio, ci crede più di prima, rafforzandosi con adesioni e idee ulteriori). In otto anni sono “spariti” 336 Comuni, poco più del 4% del totale. L’effetto fusione ha cambiato così la mappa dell’Italia dal 2010 a oggi. Incentivati dal testo unico degli enti locali per garantire risparmi di spesa e una più efficiente gestione dei servizi, gli enti locali hanno portato a termine 85 fusioni (in questo caso dando vita a un nuovo municipio con una diversa denominazione) e 8 incorporazioni (qui invece il comune “incorporante” mantiene il proprio nome) con il coinvolgimento di 429 amministrazioni. Analizzando gli ultimi 8 anni, in base ai dati forniti dal Viminale, è stato il 2016 l’anno record, con l’avvio di 29 aggregazioni (tra fusioni e incorporazioni), superando di poco il 2014 (24) e dopo la “pausa” del 2015 (7). Il trend si è poi stabilizzato nei due anni successivi (14 sia per il 2017 che per il 2018). La Regione al top è il Trentino Alto Adige, che ha portato a temine 23 fusioni e una incorporazione, seguita da Lombardia (17 fusioni e 4 incorporazioni) e Toscana (13 fusioni). Ferme a uno, Liguria, Campania e Calabria, mentre sono ancora a zero Valle d’Aosta, Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Sicilia e Sardegna. A spingere i comuni ci sono anche gli incentivi economici, previsti dal testo unico degli enti locali, e che dal 2016 sono più che raddoppiati in base a quanto previsto dalla spending review approvata nel 2012 dall’allora governo Monti. Nel 2014 la cifra erogata è stata pari a 9,5 milioni, salita (anche per effetto della crescita delle fusioni) nel 2017 a 37,5 milioni. Nocera cosa aspetti? Quando arriverà il tuo turno di superare divisioni inutili e anti-storiche ? Il Comitato prossimamente comincerà a rispondere anche gli interrogativi.

