La storia è sintomatica di ruoli invertiti, anzi di diritti invertiti nella loro difesa naturale. Il sindacalista, da difensore dei diritti dei lavoratori, per sua scelta diventa quasi un estorsore. La storia riguarda il nocerino Antonio Masi, ex appartenente alla rappresentanza Uilcom. Ora ha chiesto di patteggiare la pena. L’accusa: una sorta di pizzo chiesto a determinate aziende per evitare gli scioperi dei lavoratori. La storia risale al 2013. Masi avrebbe chiesto per mantenere “tranquilli” i 45 operai che da tempo, viste le difficoltà in cui si trovava l’azienda in cui lavoravano – una ditta con sede a Buccino che produceva etichette e stampati – non venivano pagati con puntualità. Fu colto con le mani nel sacco dai carabinieri del Nucleo investigativo del Reparto operativo di Salerno che, in seguito alla denuncia dell’imprenditore vessato, studiarono un agguato, consumatosi in un’area di servizio di Salerno, dove Masi e altri due sindaclisti avevano chiesto al titolare dell’attività di portare l’ennesima “rata” finalizzata a calmare gli animi in azienda.

