Nocera Inferiore: Zit, parlando con gesti e suoni

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E’ difficile fare un calcolo di quante parole pronunciamo ogni giorno. Secondo alcuni studi le donne sono più prolisse degli uomini e usano in media ventimila parole al giorno contro le settemila degli uomini. Recenti studi tuttavia mostrano che questo gap stia diminuendo:  l’uomo pare più propenso ad aprirsi e confrontarsi anche verbalmente. Le parole sono importanti? Certo, non solo “morettianamente” parlando. Ma a volte sono importanti i silenzi, le attese, i gesti e i suoni. Chiara Casarico e Tiziana Scrocca l’hanno dimostrato con Zit. Una coppia perfetta, cioè equilibrata. All’apparenza il comico, che infierisce, e la spalla, che subisce. Ma in realtà espressione di simbiosi nei movimenti, nei tempi e soprattutto nelle parole che mancano. Un “nonsense”? Più una forma napoletana di “grammelot”, che caratterizza circa un’ora di sedia-contro-sedia, che è indifferente all’alternarsi delle stagioni pur nel chiuso di una stanza, con gli ombrelli aperti oppure con le foglie che cadono indotte. Chiara e Tiziana dimostrano come sia possibile costruire “discorsi” dal niente, dialogando e in un certo senso commiserandosi con la varia umanità da vicine di salotto, di parrucchiera o di vicolo. Arrivando a pronunciare un chiarissimo “zit, quando parli”. Mostrando che una frase o una parola può assumere significato, anzi un’azione diversa, a seconda del timbro e della scansione che si usa. Allora ecco che Zit, Esistenziali Speculazioni Silenziose Sul Niente da Dire” riesce, nemmeno paradossalmente, a dire tante cose. Ad esempio il fumetto Zits di Jerry Scott: “La tua casa è così diversa dalla mia, Hector. C’è sempre movimento… gente che ride, parla, cucina, cucina, bambini che corrono da una parte all’altra. Come fai a sopportarlo? “È dura.” Ma anche certe cose di Troisi, tipo “miracolo miracolo” con Arena oppure “posso essere sincera? No, può dire anche una bugia” con la De Sio. Uno arriva alla fine della performance, chiedendosi dalla platea (a tratti interattiva), qualcosa simil Gazzè: potranno mai le mie parole esserti da rosa. Subito dopo, con gesto virtuale, rosa per le due “sparolate” viste all’opera e per Simona Tortora, che le ha condotte al Diana per Artenauta col NaufragarMeDolce. Il Diana è a Nocera Inferiore, l’ha detto una delle protagoniste chiedendosi se esiste una Nocera Superiore, mostrandoci a chiare lettere l’inutilità di una divisione. Ma questa è un’altra storia, fatta di tante parole ancora da spendere.