Un affascinante e strano incontro fra due protagonisti assoluti del teatro italiano, Massimo Ranieri e Giancarlo Sepe, che per la prima volta sono stati accomunati da uno dei testi teatrali tra i più noti e rappresentati di sempre: Il Gabbiano di Anton Čechov- Una grande produzione, un allestimento imponente, parecchi attori di ottimo livello recitativo, in un nuovo e rivoluzionario adattamento, appunto quello di Sepe. Lettura inedita di un testo di teatro nel teatro. La storia di Treplev, scrittore incompreso, del suo amore per Nina, il suo rapporto di odio/amore con la madre Irina, una anziana e famosa attrice, e poi tutti gli altri splendidi personaggi con le loro intense storie scritte magistralmente dal giovane Čechov, rivivono in uno spettacolo originale. Il vero Gabbiano è appena accennato, resta allo stesso periferico, per brani tratti, ma finisce per diventare centrale, per il filone fondamentale che consente a Ranieri, da vero e consumato istrione, di passare da una porzione all’altra della sua duttilità artistica, cantando Aznavour come al solito alla grande. Quinta replica a partire da fine gennaio, spettacolo ancora in rodaggio ma già con certezze, ad esempio la bravissima Vertova, che mette il pizzico di Strehler in ogni movimento. Bravo il giovane giovane Provenzano, determinato e intenso. Le prove al Diana sono state intense, il direttore di scena ha dovuto faticare ad adattarsi agli spazi nocerini. Ranieri concentratissimo s’è concesso qualche sorriso prima di prepararsi. A chi gli ha chiesto chi meritava il premio sanremese tra Pinuccio e Peppino, l’eterno scugnizzo ha risposto con una smorfia che era tutto un programma…

