Nocera Inferiore, visioni Incantate: L’Amore senza motivo

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Doc, decisamente doc, il cortometraggio L’Amore senza motivo, reduce dal premio al Festival di Venezia, diretto da Paolo Mancinelli, mostrato stasera in Biblioteca Comunale nel programma festivaliero La Città Incantata. Il giovane siriano salvato da Papa Francesco, ma anche ammaliato da Totti Francesco, sceglie di fare il rapper. Ha tutto in mente, cominciando dal titolo del brano più volte rimuginato: L’Amore senza motivo. Ma prima di cantarlo, questo amore, lo ricorda a mare, in un’immersione spensierata, tutto il contrario di un altro mare, quello dell’arrivo in Italia sul gommone dei disperati. Chi lo salvò dalla morte quel giorno? L’amore, senza motivo. L’amore di gente normalissima, senza scopo, attenta al prossimo. I titoli di coda del cortometraggio ritrovano il rapper finalmente alle prese con il suo brano, forte degli insegnamenti “romani”: “L’Amore senza motivo, nulla ti chiede, tutto ti dà” (non chiedetemi però di repparlo, ve lo imploro in base alla convenzione di Ginevra di quelli rimasti ai cantautori). Prima del corto, s’è parlato a lungo di migranti. Mario Gallo, per Amnesty International, ha criticamente dissertato sulla modalità Hotspot scelta dall’Europa e sui contenuti poco libertari degli accordi bilaterali firmati dall’Italia con Libia e Sudan, sulle violenze subite dagli sbarcati, dall’identificazione in poi. Tutto giusto ma a volte una dose di realismo non guasterebbe. Minniti non può passare per “stonato”. Oggi potrebbe esternare come quel baritono fischiato al regio di Parma: Fischiate me? Sentirete il tenore dopo (Salvini dietro l’angolo). Il professore-sociologo Gennaro Avallone, postura volutamente sghemba ma lucida visione utopistica, ha rimarcato la per lui assurda firma degli accordi da parte del Ministero degli Interni e non degli Esteri, roba che farebbe venir meno il riconoscimento di stato della controparte. Bella la sua citazione del libro di Nanni Balestrini, Vogliamo Tutto: la celebrazione del Gruppo 63 fatta all’occupazione di Mirafiori del ’69 attraverso la storia del salernitano Alfonso Natella, vicenda operaia presa ad esempio del primo incontro tra “polveriere” della disperazione, in quel caso i meridionali di diverso conio e linguaggio saliti al nord (stranieri veri e propri fino al 1954, in presenza di una legge coatta dell’urbanesimo, viaggiante sull’asse incrociato residenza-contratto di lavoro) e uniti nella lotta operaia, nel caso odierno le contaminazioni tra disperati moderni, tipo rom e migranti, che potrebbero unirsi sotto la stessa bandiera della lotta per sopravvivere (oppure per delinquere, aggiungiamo). Il resto? Qualche chiacchiera di troppo ed una visione del mondo che scivola tra l’utopia e…l’utopia.