Due donne si incontrano di notte su una strada statale mentre fanno l’autostop. Entrambe fuggono dalla loro vita, Margot da 30 anni di vita di casalinga, moglie e madre repressa, Claude dalla casa di riposo dove il figlio l’ha parcheggiata dopo la morte del marito. L’incontro suscita le battute più divertenti, per il luogo e l’ora equivoci.
Claude, nonostante l’età, non si lascia intimidire da Margot, più giovane ma anche più sprovveduta. E’ l’inizio di un’avventura che vede le due donne viaggiare in autostop, interpretando una commedia dalle battute mai fini a se stesse, che servono a costruire con ironia i caratteri delle due donne. Insomma, Due donne in fuga, presentato ieri sera al Diana da una Marisa Laurito in gran forma teatrale – d’altra parte la sua vera e prima scuola è stata eduardiana e non arboriana – e da una Fioretta Mari di assoluto livello, che strada facendo ha preso il posto della Zanicchi. Tratto da “Le fuggitive” di Pierre Palmade e Christophe Duthuron, con l’adattamento di Mario Scaletta e la regia di Nicasio Anzelmo, “Due donne in fuga” è uno spettacolo brillante, che tra battute esilaranti e colpi di scena continui, coinvolge lo spettatore, che si diverte ma al contempo ha modo di riflettere su tematiche attuali, dal rapporto di coppia in cui sono fondamentali il rispetto e quei piccoli gesti che spesso dimentichiamo di compiere ma che hanno un grande valore. Però per dirla alla Montaigne “Chi parte sa da che cosa fugge ma non sa che cosa cerca”. E qui ci vorrebbe il Troisi di Ricomincio da tre per dirci “Perché, conosci a Lello, tu?
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