Al teatro Diana di Nocera Inferiore erano presenti gli ex sindaci Aldo Di Vito, Marilita Realfonso, Franco D’Angelo e Matteo Forte. Vetrina per tutti i candidati delle sei liste a sostegno del sindaco, sul palco a presentarle di volta in volta i vari portavoce. Francesco Scarfò per il Pd, Prisco Palumbo per il Psi, Antonio Memoli per l’Udc, Ciccio Pagano per i Moderati per Torquato. Microfono anche all’attuale direttore amministrativo della Procura della Repubblica di Nocera, dopo aver concordato il discorso con l’altro pezzo Forte, per Uniti per Torquato, il listone che doveva prendere più voti del PD dopo l’ampia scissione, e infine microfono al sindaco Torquato per la lista Torquato Sindaco. C’era Landolfi, che qualche settimana prima, non senza imbarazzo, per spiegare le ragioni dell’appoggio da sinistra, aveva parlato di un Manlio civico anche quando era posizionato a destra. Era di maggio, 2017. Era de maggio; io, no, nun me ne scordo, na canzona cantàvemo a doie voce; cchiù tiempo passa e cchiù me n’allicordo, fresca era ll’aria e la canzona doce. Quelle foto al Diana sembrano di un’era geologico-politica assai lontana. Possono sembrare in qualche caso, in considerazione di avvisi vecchi e nuovi, una sorta di chiamata in correità. E’una battuta, ovviamente. Quelle foto, diciamocelo, piacevano pure a una parte dell’opposizione, quella abituata a essere contemporaneamente opposanza e maggiorazione a seconda dei tempi e delle stagioni, a volte persino delle elezioni condominiali. Il tempo è passato inesorabilmente. Vi furono le elezioni stravincenti, l’inchiesta giudiziaria che travolse il cavallo di razza destinato a un futuro radioso a furor di Cambiamenti. Quel DI NUOVO CI SIAMO NOI, col trascorrere del tempo, s’è trasformato da promessa in minaccia, non solo per gli battutisti del Bar della politica. Ora siamo a metà del secondo e ultimo tempo dell’ultima partita, dicasi mandato. La borghesia sponsorizzatrice, ma anche quella delle professioni di un certo livello, è parecchio delusa, ha preso le distanze riconoscendo al bi-sindaco solo l’onestà, rimproverandogli però l’incapacità di accelerare, di cambiare pedine scegliendo quelle giuste, di pianificare su questioni fondamentali. La gente semplice ci crede pochissimo, chi sta male impreca, la periferia non riesce a trattenere più la classificazione a serie C. Son rimasti a battere le mani i detentori di rendite parassitarie e quelli che sperano ancora nel tornaconto. Quelle foto, buttiamole definitivamente, facciamo sparire il negativo, in tutti i sensi. Usi il tempo che resta senza difendere l’indefinibile oltre che indifendibile – in atti e persone – ma per quelle tre o quattro o cose più volte sostenute negli ultimi tempi. Nocera, da città delle vigilie, diventi finalmente la città delle nascite o delle rinascite, solo così potrà trasformarsi in punto di riferimento per l’Agro, Torquato ha ancora la possibilità di lasciare il segno, solo che deve esserne convinto lui per primo, badando all’essenziale e non all’illustrazione personale o quasi delle cose che in parte ha fatto. Noi non saremo mai quelli che un tempo amici stretti si trasformano tra l’ilarità generale in avversari avvelenati. Nemmeno saremo quelli bravi a lanciare il sasso e nascondere la mano. Siamo, senza convenzione alcuna, chi siamo. Siamo arrivati qui come eravamo.
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