Nocera Inferiore, premio Ande, Cafiero de Raho e il coraggio di due reporter

Le parole  di questi giorni e di queste ore del procuratore nazionale anti-mafia Cafiero de Raho sono state come al solito illuminate, incentrate su uno dei tanti aspetti del contrasto all’illegalità, il saper intuire il panorama in continua mutazione. «Gli episodi violenti nascono quando esplodono contrasti tra gruppi per la supremazia sul territorio o la gestione di affari. Sono espressione di una fase patologica negli equilibri criminali. In un certo senso, significa che ci troviamo di fronte a strutture mafiose di grande forza economica e di capacità nel gestire i diversi traffici illeciti, primo fra tutti quello degli stupefacenti». Sono le parole che dipingono la strettissima attualità campana, in particolare napoletana. Guardia da tenere sempre alta, anzi altissima. Anche con appuntamenti come quello di stamattina, che riguardano la legalità, il coraggio e i diritti sempre e comunque. L’annuale premio-punto della situazione dell’Ande, donne elettrici apartitiche, insomma il Premio Civitas 2019 in Europa, di scena nell’aula bunker del tribunale nocerino, alla presenza non solo di addetti ai lavori ma anche si scolaresche, come da tradizione voluta dalla presidente Gigliola Famiglietti. rischiando la vita in scenari di mafie, terrorismo o guerra.  Un riconoscimento a chi fa informazione, al femminile, con scritti o scatti,  Premio 2019 per Matilde Gattoni, una fotoreporter che da più di vent’anni documenta le condizioni di vita dei rifugiati di guerra attraverso i propri scatti, accedendo in luoghi particolarissimi,  soprattutto in Medio Oriente, da sempre al centro dell’attenzione della fotografa tanto da diventare la sua terra adottiva (vive in Libano da dieci anni). E Premio anche a Andreja Restek, una che infila giubbotto anti proiettile, scarponi, foulard, kit di primo soccorso e lacrime, splendide le sue foto ad esempio in Sudan. Croata d’origine e torinese d’adozione, è stata l’ideatrice e una delle 14 fotoreporter protagoniste, ciascuna con i suoi cinque scatti migliori, della mostra In Prima Linea, tra loro c’era anche Camille Lepage, fotoreporter francese uccisa a 26 anni in un’imboscata nella Repubblica Centrafricana. Perchè capita di soccombere in battaglia, sempre con la consapevolezza di aver dato tutto, persino la vita.

FOTO DI CIRO PAOLILLO