Dagli Appennini all’Ande, nel senso dell’associazione nazionale delle elettrici, che ha consegnato il Premio Civitas 2018 alla memoria di Daphne Caruana Galizia, giornalista maltese uccisa lo scorso ottobre in un attentato. Morta a 53 anni, nell’esplosione un’autobomba. Aveva ricevuto minacce, indagava per il suo blog su corruzione maltese, agganci internazionali, intrecci tra banche e politica. Ha ritirato il premio la sorella Corinne Vella. Toccante il momento vissuto nell’aula bunker del Tribunale di Nocera Inferiore, quando Gigliola Famiglietti, presidente Ande, ha incrociato lo sguardo commosso di Corinne. C’erano: Raffaele Cantone, Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Antonio Centore, procuratore della Repubblica, Leonida Primicerio, procuratore generale Corte d’Appello di Salerno, il magistrato Aldo De Chiara, Ottavio Lucarelli, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Campania e Catello Marano, presidente del Tribunale di Nocera Inferiore. Una doppia lezione per i giovani studenti presenti, di legalità e di giornalismo. Su quest’ultimo punto, aumentano purtroppo gli esempio virtuosi stranieri mentre in Italia il giornalismo d’inchiesta, con dovute e coraggiose eccezioni, dorme il sonno dell’editoria compiacente. Diceva Daniele Luttazzi tempo fa: “In Italia mancano giornalisti che facciano la seconda domanda. Cosa intendo? Semplice: il giornalista intervista un politico, fa la sua domanda, il politico risponde. A questo punto il giornalista dovrebbe fare la seconda domanda: “scusi, ma lo sa che questa è una stronzata pazzesca!?” Invece la seconda domanda non viene mai fatta, in questo modo i politici sono lasciati liberi di dire tutte le cazzate che vogliono”. Daphne andava sempre al di là della seconda domanda, ha pagato con la vita.

