Nocera Inferiore, Piedimonte e Montevescovado, casi scottanti

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Andiamo per un attimo parecchio indietro nel tempo. L’Istituto Autonomo Case Popolari (in sigla IACP) è un tipo di ente italiano, avente lo scopo di promuovere, realizzare e gestire edilizia pubblica finalizzata all’assegnazione di abitazioni ai meno abbienti, segnatamente in locazione a canoni calmierati. In seguito al DPR n.616 del 24 luglio 1977 e Legge n.142/1990, tramite specifica legge regionale promulgata da ogni regione, l’istituzione è stata ridenominata Azienda territoriale per l’edilizia residenziale (in sigla ATER), edilizia popolare a livello regionale, storicamente assistita dai fondi GESCAL e dal contributo pubblico.Il “tipo di ente” deriva dalla figura dell'”Istituto Case Popolari” (in sigla ICP), che era stato creato nel 1903 per volontà del deputato Luigi Luzzatti, poco dopo nominato Ministro del Tesoro nel secondo Governo Giolitti del Regno d’Italia: si parla di tipo di ente perché non era un unico organismo, ma si componeva di fatto in più compagini che si formavano localmente a livello comunale o provinciale. La “legge Luzzatti”, come sin da subito fu chiamata dalla stampa nazionale, prevedeva infatti la possibilità di costituire enti di pari caratteristiche, in rango di ente economico (qualcuno divenne poi ente morale): per questo a sua volta Luzzatti aveva mutuato nella norma nazionale l’esperienza contratta l’anno prima a Trieste, ove si era sperimentata la formula dell’Istituto Comunale per gli Alloggi Minimi.L’ICP era finalizzato alla realizzazione di edilizia economica e popolare precipuamente sull’area urbana di Roma, il cui allora sindaco, il principe Prospero Colonna, aveva caldeggiato e ispirato la legge sul piano dei valori etici: “interpretazione fedele dei sentimenti delle classi diseredate dalla fortuna”. Andiamo avanti, fino agli anni settanta e ottanta, passiamo all’evoluzione-involuzione della faccenda, italiana, anzi meridionale, per dirla tutta aggiungiamo pure nocerina. Ora bisogna provvedere a rimuovere gli abusi. Il sindaco ne ha già parlato col Prefetto, ma lo sgombero va ponderato e studiato. Sono una settantina gli occupanti abusivi delle Iacp di Piedimonte e Montevescovado, gli alloggi vanno assegnati agli aventi diretti, esiste la possibilità di una sanatoria, prevista dalla Regione, che riguarda però persone o famiglie che non sono incorse in problemi di un certo tipo con la giustizia. Insomma lo sgombero forzato presuppone serie preoccupazioni di ordine pubblico oltre che di entità sociale. Una patata bollente, che fatalmente non può riguardare solo il menù del primo cittadino.