Una commedia rivisitata e adattata alla perfezione per tempi teatrali necessariamente moderni. Un cast eccellente e interessante anche durante l’incontro successivo con il pubblico. Serata in compagnia di Lello Arena in “Miseria e Nobiltà” al teatro comunale Diana. Miseria e nobiltà, uno dei cavalli di battaglia di Totò e anche del nostro amico Maurizio Civale, che spesso ci chiede e si chiede se esiste più Miseria o Nobiltà, ovunque, non solo a Nocera. Una cosa è certa, l’una non esisterebbe senza l’altra, così come il palazzo signorile, affrescato e assolato, non starebbe in piedi senza le sue fondamenta buie, umide e scrostate. Un perfetto ecosistema: senza un solo elemento, crolla l’intera ‘architettura’. In uno scantinato/discarica, mai finito e mai decorato, dove si nascondono istinti e rifiuti, tra le ceneri della miseria proliferano e lottano per la sopravvivenza ‘ratti’ che presto, travestiti da ‘cani o gatti’, sgomiteranno per salire alla luce del sole.Sono personaggi che trascinano i propri corpi come fantasmi affamati di cibo e di vita. ‘Ombre si dice siano, queste maschere, ombre potenti’ in bilico tra la miseria del presente e la nobiltà della tradizione, intesa come monito di qualità e giusto equilibrio. In un pianeta dove i ricchi sono sempre più ricchi, grazie ai poveri che sono sempre più poveri, non ci resta che… ridere. E qui Lello Arena giunge perfetto erede di quella maschera tra le maschere che appartenne a Eduardo e ai suoi epigoni. Ancora oggi, tra commedia dell’arte e tragicomica attualità, i personaggi di Scarpetta in Miseria e nobiltà, privi di approfondimento psicologico, vivono e scatenano il buonumore e le mille possibili riflessioni che l’affresco satirico di un’intera umanità può suggerire. L’oggi 66enne Arena vi è arrivato al momento giusto di una carriera ormai lunga. “Quando ti chiedono d’interpretare il ruolo di Felice Sciosciammocca, bisognerebbe dire di no, perché è una macchina straordinaria di teatro comico piena d’insidie. Soprattutto per i precedenti illustri ed insuperabili come Totò, che lo interpretò al cinema, e Eduardo De Filippo. Ma poi ti rendi conto, nella vita come nel teatro, che questi due estremi della miseria e della nobiltà sono l’uno funzionale all’altro. O meglio, la nobiltà si poggia sulla povertà e senza di essa verrebbe giù tutto.” E, infatti, viene giù tutto, nel senso di risate piene, spesso amare.
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