Nocera Inferiore: le marce anti-camorra che furono e la camorra che esiste ancora

Stasera il come eravamo di Libera, nell’aula consiliare, aveva per tema di base la stagione delle marce anti-camorra a Nocera e nell’Agro. Ma la camorra cos’è stata in quegli anni? Forse è giusto ricordarlo, prima ancora delle rimembranze delle marce. I dati di fatto, partendo dalle infiltrazioni nel tessuto politico-amministrativo delle nostre città, sono chiari se esaminiamo gli scioglimenti per camorra dei comuni: 1993 Scafati, Nocera Inferiore, Pagani e Sarno, 2012 Pagani, 2017 Scafati. La camorra s’infiltrava prima ma si infiltra ancora adesso, ovviamente in forma diverse, sparando poco e niente, inserendosi e deviando il tessuto produttivo (certi appalti sono ancora ingovernabili e preda di delinquenza nascosta), riciclando a livello globale, aggiungendo il business della droga e all’abitudine dell’usura altre entrate dalla gestione illecita dei rifiuti, le scommesse e altro ancora. Gli anni ottanta, dalle nostre parti, sono stati i più cruenti in assoluto. Tanto sangue sparso nella tragica lotta tra cutoliani e anti-cutoliani.  Tra il 1977 e il 1983 in Campania vengono uccise più di 1500 persone, altre 10000 sono incriminate per reati di associazione mafiosa. A Pagani e Nocera complessivamente si contano una cinquantina di omicidi. È una lista che comprende personaggi di primo e secondo piano della criminalità locale, pochi innocenti e tanti pregiudicati. Episodi sconvogenti. La sparatoria del cinema Astra a Pagani agli inizi degli anni settanta, gli omicidi di Torre ed Esposito Ferraioli. A Nocera l’uccisione del segretario comunale Mucciolo e dell’assessore Benigno. Ma anche nel tardo ’94 al ferimento casuale di militari di leva trovatisi in un circolo diventato scena del crimine. Senza mai dimenticare l’omicidio della piccola Simonetta Lamberti, avvenuto a Cava ma per mano Agro.Sangue innocente o resistente. Ma anche tanti morti per nulla innocenti (imprenditori, amministratori, boss e manovalanza), schierati da una parte o dall’altra del terrore e del fuoco. Le marce non c’erano ancora. Il marcio invece era già presente. I consigli comunali piegavano testa e resto del corpo al volere dei camorristi, specialmente dal post terremoto 1980 in poi. A Nocera, oltre al sindacato vecchio stampo, facevano vera opposizione Volino, Torquato, Cuomo e Pucci mentre il resto era permeato di silenzio se non di favoreggiamento. A Pagani c’era un giovane Sales che cominciava a battagliare. Poi vennero gli studenti e le marce ricordate stasera da Libera. Non erano tutte ideologicamente convinte e convincenti, s’annidavano, come tante volte succede ancora oggi, il pretesto per non andare a scuola, come se fossero filoni dal nobile scopo. Ma ci fu impegno in docenti e studenti consapevoli. Non bastò allora. E non potrebbe bastare adesso. La camorra, purtroppo, non si sconfigge con le marce. Occorre ricominciare la semina dalla società, per poi espanderla alla politica, soprattutto sul fronte di prima linea rappresentato dai sindaci, dai comuni grandi, piccoli e medi delle nostre terre. Occorre sempre e comunque l’apporto dela chiesa (quella di Don Ciotti e non quella dei preti che autorizzano processioni particolari) e della scuola (quella che educa non l’attuale che si dimenica tra Por e alternanza scuola-lavoro). L’elenco sarebbe lungo, comprende anche l’informazione e la fedeltà vera allo stato di giudici, magistrati, poliziotti, finanzieri e carabinieri. La marcia si fa ogni giorno, guardandosi allo specchio e scegliendo un percorso dritto, senza alcuna forma di giustificazione o di convivenza.