Sono 17 donne. Madri, figlie, mogli e in qualche caso nonne. Lavorano cinque giorni su sette per la ditta siciliana Global Service. Fanno le pulizie alla casa comunale. Ogni mese prendono una quota dalla ditta mentre il resto è a carico del comune. Sono quattro mesi che la quota della ditta, regolarmente corrisposta dal comune alla stessa, non arriva. E’ già capitato in passato. A settembre dell’anno scorso ci fu un’altra protesta del genere. A gennaio di quest’anno addirittura l’occupazione del comune. Arrivano alle 10,00 a Palazzo di Città. Piove. Ma loro sono impermeabili a tutto: vogliono solo quel che serve per tirare avanti. C’è la Polizia a vigilare sul corretto esercizio del diretto di protesta. Aspettano nel porticato. Verso le 10,30 una di loro sale su e grida, mentre in aula consiliare c’è la tenzone dantesca: tutti capiscono e sedano, si tratta solo della difesa di diritti primari, non di altro. Chiedono un incontro al sindaco: risposta negativa, con l’aggiunta del mandato al vice sindaco atteso giù dalle 17 donne verso le 11,15. L’attesa aumenta, una delle donne dice: “Siamo abituate, succede spesso. Ma ogni volta verremo qui a difendere i nostri diritti, a chiedere che i soldi arrivino, non ne possiamo fare a meno”. Il vice sindaco arriverà. Pure i soldi? Storia di un problema enorme, che va risolto ogni volta con sforzi istituzionali. Pochi giorni fa c’è stato il Primo Maggio. Da due mesi l’Italia cerca un governo. E il Paese reale? Bisogna dare uno sguardo alle 17 donne e un ascolto alle loro parole per capire dove stiamo andando.
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