Nocera Inferiore, la Notte del Liceo Classico: C’eravamo tanto amati?

 

Un mare di gente di ogni età su e giù per le scale del G.B. Vico. Incontri di tutto: l’ex sindaco di Pagani col sorriso splendente (ovviamente Gambino), alunni e alunne in costumi più o meno d’epoca classica, prof che vogliono far bella figure per aver partecipato all’ideazione di performance (eventi, spicchi di teatro, letture, degustazioni, arti visive e fotografiche, poesie, varie ed eventuali). Tra i corridoi all’improvviso, anzi no l’hai cercata tu, spunta la tua aula di liceo di anni ormai andati (confesso, sezione D con prof tipo Di Loreto, Lando, Fiore, Mirra e Trezza): è cambiato tutto, tranne lo spazio fisico, esci dopo pochi istanti, non vuoi cedere all’amarcord, la vita è adesso. Ma mentre fai tali considerazioni, t’imbatti in un puzzle di gente tra i 45 e i 55: un’età fatale, piena di rimpianto del tratto di vita trascorso (specialmente il tratto liceale) e con poca voglia di pensare a quel che c’è ancora da trascorrere. E dai! Voltate pagina, ve lo dice uno che non ha rimpianti, nemmeno quando transita in zona Aula Magna (dove ho trascorso due anni di ginnasio, sezione E, tra le incursioni del preside Gargiulo che sentiva poco e valeva molto e le tantissime ore a sentire prof don Lauciello, quando non riceveva visite femminili d’istituto che lui gradiva, che c’è di male a dirlo). Ammiro la bellezza nei sorrisi di alunne e alunni di oggi ma non mi commuovo. Non incontro per fortuna quelli della mia classe (ci vediamo venerdì prossimo per la pizza), altrimenti sarebbe scattato il mio proverbiale “iatuvenn”. Vorrei stupirvi con un finale da citazione classica. Ma non ci riesco, vengo dalla strada. Allora chiudo così: “Ti ricordi piu’ i nostri quindic’anni
sulla strada della scuola ci s’incontrava e e parlando del piu’ e del meno
dei nostri affanni con la radio sull’orecchio si sentiva:”I’m so young and you’re so old
this my darling I’ve been told” e quando uscivamo dal liceo…” (I Vicini di Casa).