Sono finiti in carcere due dei presunti autori della feroce sparatoria avvenuta martedì scorso, in via D’Alessandro, nei pressi della palestra Penta Worlds. Sono Marco Iannone e Francesco Manzo, di 33 e 31 anni. La squadra mobile di Salerno e gli agenti del commissariato nocerino retto dal vice questore Giuseppina Sessa, hanno eseguito ieri mattina un decreto di fermo di indiziato di delitto per i due giovani, ritenuti in un qualche modo coinvolti per quanto avvenuto meno di una settimana fa. L’indagine è coordinata dal sostituto procuratore dell’Antimafia di Salerno, Vincenzo Senatore: a far da sfondo la spartizione delle piazze di spaccio tra differenti gruppi criminali attivi in città. Ieri mattina all’alba, la polizia ha eseguito, oltre ai due fermi, diverse perquisizioni domiciliari. Una terza persona è al momento ricercata, in quanto irreperibile e destinataria anch’essa di un decreto di fermo. Una quarta, invece, sarebbe indagata per favoreggiamento. In qualità di testimone, avrebbe depistato le indagini della polizia fornendo informazioni carenti e non utili per l’identificazione degli autori. Gli indizi raccolti per individuare i due nocerini, ora rinchiusi nel carcere di Fuorni, sarebbero stati messi assieme grazie anche alle immagini di sistemi di videosorveglianza presenti in zona. Intorno alle 19.00 di martedì scorso – secondo la ricostruzione della polizia – Marco Iannone avrebbe esploso dei colpi di pistola nei confronti di Francesco Manzo, che avrebbe a sua volta risposto all’agguato. La Dda contesta oltre al reato di detenzione di armi, anche quello di rapina Quest’ultimo viene mosso nei confronti della terza persona, al momento irreperibile. Avrebbe provato a rapinare uno scooter. Forse per scappare. E’ una circostanza al vaglio degli inquirenti, non ancora chiarita
Il fascicolo d’indagine era stato trasferito giorni fa dalla procura di Nocera a quella di Salerno, nelle competenze della Dda, che circoscrive la dinamica della sparatoria ad un contesto mafioso, che da settembre alla metà di ottobre ha scatenato una vera e propria guerriglia urbana tra “cani sciolti”. Quella sera, la polizia individuò almeno nove bossoli sul luogo del conflitto a fuoco. Le armi che Iannone e l’altra persona avrebbero utilizzato erano una calibro 9 e una calibro 45. Per Manzo invece, il modello di arma da fuoco non è stato ancora individuato. Le indagini sono in pieno sviluppo. Le accuse mosse a entrambi saranno valutate dal gip nelle prossime 48 ore per la convalida del fermo. Un destino quasi incrociato quello dei due nocerini, entrambi vittime in tempi differenti di un precedente agguato. Marco Iannone fu infatti gambizzato lo scorso 4 settembre, da due uomini a bordo di uno scooter. Dopo essersi reso irreperibile per circa 10 giorni, decise di presentarsi in procura. Chi gli sparò, gli avrebbe detto un istante prima: «Qua comandiamo noi». Domenica scorsa invece, 23 ottobre, Francesco Manzo fu ferito al gluteo sinistro mentre si trovava in auto, insieme ad un amico. Ai carabinieri raccontò di essere stato colpito da un proiettile esploso, insieme ad altri due, da due persone a bordo di uno scooter. Gli inquirenti non lo ritennero credibile. A seguito di quei due episodi, a distanza di sole 24 ore, furono poi esplosi altri colpi di pistola.
Dopo la gambizzazione di Iannone, gli agguati di fuoco furono almeno tre, con destinatari altri pregiudicati. Lo stesso avvenne dopo il ferimento di Manzo, con proiettili esplosi a ridosso di un’auto e di un palazzo. Le indagini degli ultimi mesi avevano portato la polizia ad arrestare tre giovani in possesso di un’arma da fuoco, sospettati a loro volta di far parte del medesimo contesto criminale. Uno di questi, proveniente da San Giovanni a Teduccio, fu ritenuto l’elemento di collegamento per quel patto non scritto con clan del napoletano per la gestione delle piazze di spaccio. Ieri mattina altri due arresti, risultato di un’inchiesta non ancora conclusa.

