Nocera Inferiore. Intervista a Sergio Cammariere: una serata di jazz e poesia

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di Marco Visconti

Una serata da incorniciare, quella di ieri, al chiostro degli Olivetani. Nella suggestiva cornice del sito storico, gremito in ogni ordine di posto, il maestro Sergio Cammariere ha regalato al pubblico del Nocera Jazz Festival un concerto intenso, raffinato, ricco di pathos e improvvisazione. Applausi scroscianti hanno accompagnato la sua esibizione, segno evidente di un dialogo profondo tra artista e spettatori, tra musica ed emozioni.Alla fine della serata, mentre il pubblico lasciava lentamente il chiostro degli Olivetani, negli occhi di molti brillava ancora qualcosa: forse una nota sospesa, forse un’emozione, forse il riflesso di quella magia che solo la musica di Sergio Cammariere sa creare.

Chiostro degli Olivetani.

Abbiamo incontrato il maestro dopo il concerto. Ecco cosa ci ha raccontato.

Maestro, è mai stato a Nocera Inferiore?

«In realtà non ho mai avuto modo di vederla davvero. So che la città ha oltre 40mila abitanti, ma ogni volta mi portano qui all’ultimo momento e devo ripartire il giorno dopo. Non ho avuto il tempo di ammirarne le bellezze. Sono posti che ispirano: il pubblico è attento, c’è scambio, c’è condivisione. Dal palco, noi trasmettiamo proprio questo senso di partecipazione. E quando accade, ci sentiamo vivi».

Il pubblico, ieri sera, sembrava in sintonia totale con la musica. L’ha notato anche lei?

«Sì, è vero. La nostra formula è semplice: eseguiamo le canzoni da tanto tempo, ma ogni volta in modo diverso, improvvisando, giocando con la musica. Questo rende ogni esecuzione viva, unica».Qual è il suo legame con Napoli?«Napoli ha lasciato un’impronta fortissima nel DNA musicale italiano. Le grandi canzoni partenopee, nate tra fine ’800 e inizio ’900, sono ancora oggi vive e cantate. La musica italiana si fonda su quella tradizione: prima dei cantautori, c’erano i grandi compositori napoletani, che hanno creato melodie eterne. È un patrimonio che ogni musicista porta con sé»

Sergio Cammariere

Quando tocca i tasti del pianoforte sembra accarezzare il cielo. Cos’è per lei la musica?

«È la mia vita. Trascorro pomeriggi interi a sperimentare. La musica ti permette di attraversare generi infiniti: ho lavorato per il cinema contemporaneo, per l’horror, ho prodotto persino un disco house, Dolcevita, che sta andando bene in Europa. Nelle mie improvvisazioni trovo spesso spunti per canzoni, incipit, idee da usare in un documentario, a teatro, nel cinema. Non si butta via nulla, tutto si conserva».

Questa è l’espressione dell’arte: spaziare senza vincoli, lei cosa ne pensa?

«Proprio così. L’arte è come un fiume che scorre verso il mare, ci guida verso la conoscenza, ci rende persone migliori».La sua versatilità colpisce: riesce a eccellere in ogni genere. È questa la sua cifra?«Sì, mi piace suonare la classica, il jazz, la bossanova, la musica afro, elettronica, indiana. Sono linguaggi diversi che si incontrano in una fratellanza universale. La musica ha questa forza: suonare senza spartito, solo con il pensiero, con musicisti da tutto il mondo. Parliamo lingue diverse, ma quando si suona, si comunica. Ed è un linguaggio che arriva al cuore».

Progetti futuri?

«Sto completando un nuovo disco: tredici brani inediti. Il titolo non posso ancora rivelarlo, ma ci saranno generi diversi, dal jazz al pop. Sarà una nuova tappa di questo viaggio che non finisce mai».

Biografia Sergio Cammariere

Pianista, compositore e interprete tra i più eleganti del panorama italiano, Cammariere nasce a Crotone nel 1960. La sua carriera comincia negli anni ’90 come autore di colonne sonore per il cinema – Quando eravamo repressi, Teste rasate, L’italiano – e prosegue con collaborazioni teatrali e partecipazioni a rassegne come il Premio Tenco, che nel 1997 lo consacra “Migliore musicista e interprete”. Il successo arriva con il disco Dalla pace del mare lontano (2001), che ottiene la Targa Tenco e lo porta al Festival di Sanremo del 2003, dove con Tutto quello che un uomo conquista il terzo posto, il Premio della Critica e quello per la Migliore Composizione Musicale. Da allora, il suo percorso artistico non ha mai smesso di attraversare il jazz, la musica d’autore, la sperimentazione, fino ai più recenti progetti elettronici.