Nocera Inferiore. Il Vescovo richiama alla bellezza delle città vivibili

Nel tradizionale Discorso alla Città, Monsignor Giudice invita a riscoprire il valore civile e spirituale dell’armonia urbana, partendo dal simbolo del presepe.

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Nocera Inferiore. Discorso alla Città 2025, il Vescovo Giudice con i sindaci della Diocesi _ sestante.tv
Nocera Inferiore. Discorso alla Città 2025, il Vescovo Giudice con i sindaci della Diocesi _ sestante.tv

Nocera Inferiore. Il Vescovo richiama alla bellezza delle città vivibili

Una città da ripensare, partendo dai segni del Natale

È stato pronunciato questa mattina, nella Cattedrale di San Prisco, il Discorso alla Città 2025 dal Vescovo Giuseppe Giudice, intitolato “Nel presepe l’architettura della Civiltà della Speranza”. All’appuntamento annuale erano presenti i sindaci della diocesi, autorità militari, rappresentanti del mondo laico e civile, e una significativa delegazione di studenti, tra cui quelli del liceo Sensale e dell’Istituto Marconi. Un momento solenne, ma anche profondamente concreto, in cui la Chiesa ha scelto ancora una volta di dialogare con il territorio sul senso del vivere comune.

Non solo simbolo: il presepe come progetto sociale

Tra i passaggi centrali dell’omelia, il Vescovo ha proposto una riflessione originale e incisiva: “Dal presepe possiamo trarre una lezione per la rigenerazione delle nostre città, spesso ridotte ad agglomerati senza respiro, che mortificano la qualità della vita”. L’architettura del presepe, ha sottolineato, non è solo elemento liturgico o decorativo, ma rappresenta un equilibrio tra luoghi, relazioni e funzioni, che può diventare paradigma per un’urbanistica umana, capace di favorire comunità vere, coese e vivibili.

Critica agli errori del passato: no ai ghetti senz’anima

Il monito del Vescovo è arrivato anche su alcune scelte urbanistiche del passato: “Troppe edilizie popolari, nate con buone intenzioni, si sono trasformate in ghetti senza servizi e senza vita”, ha affermato, indicando come le costruzioni frettolose, slegate dalla cultura del progetto e dal rispetto dei contesti, abbiano spesso generato esclusione e disumanizzazione. La via indicata è invece quella di “una bellezza possibile, fatta di luoghi adeguati e spazi da abitare con dignità”, dove ogni persona possa sentirsi accolta e parte di una comunità.