Nocera Inferiore, il “trait d’union” tra la camorra e le istituzioni

E’ dopo il mese di agosto che la Procura Antimafia comincia ad indagare fattivamente, raccogliendo elementi sulla posizione di Antonio Cesarano. Fino ad allora indagato a piede libero per scambio elettorale politico mafioso, senza l’applicazione della misura cautelare. Poi una serie di elementi – tra tutti l’interrogatorio che l’ex consigliere Carlo Bianco renderà al pm Vincenzo Senatore in carcere – porteranno il gip Stefano Berni Canani ad accogliere la massima misura cautelare, chiesta ad ottobre dalla Procura. Eppure, per il profilo che ne tratteggiò il tribunale del Riesame ad ottobre, l’arresto dell’ex vice sindaco non doveva destare grande sorpresa.

Cesarano era “il suggeritore politico e personale” in quel progetto voluto da Antonio Pignataro, con l’aiuto manuale di Ciro Eboli e Carlo Bianco, concentrato sulla costruzione di una casa famiglia che sarebbe dovuta sorgere su di un terreno adiacente la parrocchia di San Giuseppe. Parrocchia portata avanti da don Alfonso Santoriello (allontanato dal Vescovo successivamente e indagato per false dichiarazioni alla Procura). Per come si evolveranno le indagini, il Vescovo dirà alla Dda, in un verbale di sit, che il progetto della Casa Famiglia era definitivamente cancellato. In barba al “congelamento” stesso della delibera d’indirizzo, deciso dalla giunta del sindaco Manlio Torquato un mese fa

Il “collante” tra camorra e istituzioni

Per il Gip è proprio l’ex vice sindaco Antonio Cesarano a “fungere da elemento di collegamento” fra Pignataro e Bianco, aprendo all’ex cutoliano un “canale” di collegamento con le istituzioni comunali, rappresentato in questo caso da Carlo Bianco. L’ex consigliere comunale, con delega alla Nocera Multiservizi, poi candidato alle ultime elezioni. Nel suo interrogatorio in carcere, Bianco aveva ammesso l’esistenza di una promessa di voti fattagli da Pignataro ed Eboli in vista delle comunali, in cambio del sostegno da parte di quest’ultimo di impegnarsi a portare in giunta la delibera sul progetto edilizio. “Cesarano mi disse – riferiva Bianco alla Dda – che il mio compito doveva essere quello di proporre la variante al Puc in modo da mutare la destinazione urbanistica del terreno. Alla presenza di Pignataro ed Eboli mi disse “Sposati questo progetto, se alle elezioni ti dobbiamo dare una mano, te la daremo“. Gip e Procura sono concordi su una cosa: senza Antonio Cesarano, Pignataro e Bianco non si sarebbero mai parlati. La storia è poi nota: nè lui, ne Ciro Eboli, saranno eletti al consiglio comunale. Per il Gip, Cesarano conosceva e sapeva bene chi fosse Pignataro (in virtù anche di accertamenti medici che lo stesso “zio” svolgeva presso il suo studio di analisi cliniche). Circostanza, quest’ultima, costata a Cesarano un’ulteriore sospetto e indagine a suo carico, con sullo sfondo le condizioni di salute di Pignataro. L’omicida della piccola Simonetta Lamberti si trovava in stato di arresti domiciliari, prima del blitz di agosto, per un’incompatibilità con il carcere dovuta al suo stato di salute. A far emergere dubbi che Cesarano possa aver in qualche modo influito – come professionista – è una consulenza tecnica disposta dalla stessa Antimafia. La prossima settimana sarà interrogato. La prima volta, a piede libero, si era avvalso della facoltà di non rispondere