Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia. Saranno giustiziati, diceva una perfida battuta. Ma noi crediamo ancora al discorso delle Beatitudini e quindi che vengano saziate le persone che la cercano per la frana di Montalbino. Lo smottamento si verificò il 4 marzo 2005 e provocò la morte di tre persone. La scorsa settimana, nell’ambito del processo bis che vede imputato per frana colposa Franco Amato, titolare della Beton Cave a partire dal 1998, al termine dell’audizione dei testimoni delle parti civili, il giudice Donnarumma calendarizzò le successive udienze, fissando l’ultima al 20 febbraio. Il 4 marzo del prossimo anno, a quindici anni esatti dalla frana, infatti, scadrà il termine per la prescrizione anche dell’imputazione di frana colposa, dopo che nella scorsa udienza del 21 novembre era stato dichiarato prescritto l’omicidio colposo plurimo, Il processo era stato annullato, in primo grado, dalla Cassazione, per un vizio nella notifica del domicilio all’imputato, condannato a 3 anni per omicidio colposo. Un reato poi prescritto, con la sola accusa di frana ora al vaglio del giudice del dibattimento.
Stamattina. per la prima volta nell’intera vicenda processuale, è comparso in aula Franco Amato, figlio del fu Guerino, storico patron della Cavese che andò in B e vinse contro il Milan e la Lazio ma anche della Cavese che per il calcio-scommesse venne condannata alla retrocessione a tavolino in C2. Oggi è visibilmente adulto, rispetto al lontanissimo 1988, quando da studente universitario di appena 23 anni, fu rapito in una sera di fine aprile mentre usciva dalla casa della fidanzata. Alla fine del ricevimento per le nozze della sorella Giovanna, celebrate in mattinata, Franco era sceso dalla badia di Cava per accompagnare la fidanzata, Elisabetta. Appena uscito dalla casa della fidanzata, Amato stava per mettersi al volante della sua Land Rover Turbo, quando il commando entrò in azione. Fu rilasciato a luglio sull’Aspromonte, dopo 70 giorni. Anonima o vendetta nei confronti del padre da parte di una certa camorra, sequestro rimasto a lungo col punto interrogativo.
Un’ora e mezza per rispondere alle domande del giudice Raffaele Donnarumma, del pm Rossella Bonavita, dal difensore dell’imputato Arnaldo Franco e dagli avvocati delle parti civili Tommaso Bartiromo, Mario Ianulardo e Pasquale Pontarelli in rappresentanza dei familiari delle vittime, delle associazioni e dei comitati, di Legambiente, assente giustificato Rosario Iannuzzi per impegni professionali a Milano. Presenti circa venti persone di tali rappresentanze, sembrano come i reduci di Piazza Fontana, sperano ancora nella giustizia, nel riconoscimento delle responsabilità e ad alcuni di loro è scappato un sorriso ironico quando Amato ha messo a disposizione come risarcimento, già da adesso, 186mila euro frutto da una provvigione assicurativa. Ma non è questo quel che vogliono familiari e parenti delle vittime e le associazioni. FAME E SETE DI GIUSTIZIA. Non vendetta. Non qualche bonifico che tolga tutto di mezzo. Ottenere il riconoscimento per una battaglia lunghissima, onorando i morti della frana ma anche le lotte dei defunti Ciro Annunziata e Paolo Fabbricatore. Nessun momento di tensione, tranne l’accenno dalla composta platea ad un composto non è vero quando Amato ha affermato che non vi fossero stati accessi di particolari mezzi di loro proprietà nei pressi della famosa stradina 4 – quella della frana che secondo Amato oltre a essere parecchio distante dalla zona estrattiva non rappresentava in alcun modo un percorso destinato a favorire lo svolgersi dell’attività – accessi che i familiari delle vittime hanno già documentato nei precedenti processi tramite prova fotografica. Espressioni fatalmente ironiche e nello stesso tempo dolorose, ma sempre contenute, anche quando Amato ha detto di non poter sapere cosa fosse accaduto già dagli anni settanta del secolo scorso, oppure quando ha dichiarato che prima della frana mai era stato a conoscenza di lamenti e osservazioni di pericolo da singole persone o da parte di associazioni, persino quando ha sottolineato, per rafforzare un certo sapere di non sapere, di non essere il guardiano della zona. Si è parlato di Genio Civile, Regione, Forestali, mezzi non sagomati, percorsi di arroccamento, di bretelle o lievi percorsi senza studio di fattibilità e con misure variate un paio di volte oltre che dalla collocazione temporale incerta nelle risposte di Amato, interventi di manutenzione spiegati e non spiegati, gradoni, sbarra con chiavi in possesso di determinate e poche persone, pale e palette meccaniche, boscaioli, modalità delle operazioni per far brillare la zona cava in fase di estrazione, teleferica, zona di stoccaggio, verbale di sopralluogo del Genio Civile e del Comune del 1998, dell’ultimo decreto regionale del 1997 che concedeva alla Beton l’ok per la fase di esaurimento del lavoro estrattivo, di un uso non legato per nulla all’attività estrattiva della ormai famosa stradina 4. La difesa insiste sull’esistenza di tutta una serie, reale, di carte da parte degli organi competenti che autorizzano, prescrivono e controllano. Ma sui contenuti, reali o meno, di quelle carte si baserà gran parte dell’ennesimo dibattimento.
Tutti particolari da approfondire ulteriormente e che serviranno di sicuro al professore Luciano Picarelli, Ordinario di Fondamenti di Geotecnica e di Meccanica all’Università di Napoli, stamattina in aula per prendere atto della perizia affidatagli dal giudice sui motivi della frana, perizia che produrrà in 40 giorni e non nei canonici 60 proprio per scongiurare il rischio prescrizione, dando appuntamento al 3 gennaio per un incontro tecnico che con molta probabilità designerà necessari collaboratori per l’impresa che s’accinge a fare. Ci sarebbe molto da aggiungere e scrivere ancora. Ad esempio dell’esistenza di un dominus della montagna zona estrattiva al di là di Amato, del fatto che la Beton Cave continui ad oggi l’attività sul versante Nocera Superiore della montagna e sullo scellerato patto-convenzione, voluto dalla politica cittadina, del 1982 che consegnò suoli ad Amato in cambio di interventi per il percorso che porta al santuario di Montalbino e per via Rullo. Ogni cosa ha il suo tempo, che in questo caso si scrive e non si prescrive. Appuntamento prossimo fissato per il 16 gennaio. Verranno ascoltati Cantore, Faiella, Lodato e Ferrentino. Dubbi su Mario Coppola, la difesa è perplessa, anzi orientata per il no, valutando tra 195 e 507. Per chi non lo sapesse, Coppola stipulò nel 1975 col Comune un accordo riguardante gestione e sorveglianza del patrimonio boschivo della zona, accordo mantenuto in vita fino ai primi anni del terzo millennio.







