Era un lunedì. Lo Stadio San Francesco si riempì fin dal primo pomeriggio. Non aspettava una partita. Aspettava un Papa. Quel giorno a Nocera e nell’Agro arrivò Giovanni Paolo II, era quasi metà novembre del 1990. Gli fu fatta fare una sorta d’inaugurazione all’ospedale. Le strade, poche ore prima, erano state asfaltate a tempo di record. Il sindaco era Franco D’Angelo, il vescovo era Gioacchino Illiano. Ci fu l’annullo filatelico. E lo stadio era pieno, fattoda ragazzi e meno ragazzi, gente dell’Azione Cattolica e dei Gruppi di Preghiera. Ma anche cristiani semplici, gente che amava quel pontefice polacco già provato dall’attentato e da qualche acciacco ma ancora nel pieno della sua missione. Sono passati ventotto anni, un paio di generazioni. Ma quel ricordo resta uno dei più belli per una città che non guarì definitivamente dalla malattia – un mese dopo ci fu un noto omicidio camorristico che fece scorrere altro sangue – e tuttavia cercò di trarre lo spunto per giorni più sereni. Ecco il discorso di Giovanni Paolo II di quel giorno: “Quando si opera per la gloria di Dio e per il bene dell’uomo, il Signore non fa mancare il suo aiuto e la sua efficace benedizione. Si attua, in tal modo, la vocazione propria del cristiano, che è quella di vivere in costante comunione con Cristo e con i fratelli, vincendo l’individualismo e la tentazione di vedere nel prossimo un avversario più che un fratello da aiutare e “da rendere partecipe . . . del banchetto della vita, a cui tutti gli uomini sono egualmente invitati da Dio” (Sollicitudo rei socialis, 39). Il discepolo del Signore è chiamato a rispettare in tutti, anche in chi gli è ostile, l’immagine divina, secondo la quale siamo stati creati e redenti. Carissimi fratelli, siate sempre coraggiosi nel perdono, perseveranti nell’amore, audaci e generosi nel servizio! Vincete la tentazione dell’indifferenza e dell’odio con concreti gesti di solidarietà fra di voi, fra le vostre famiglie, nella vostra città tutta. Ispirati e sostenuti da una fede profonda, voi recherete così un efficace contributo alla soluzione dei gravi problemi, più volte sottolineati nei vostri convegni. E potrete, così, lottare validamente contro ogni pericolo di disgregazione del tessuto sociale. Potrete anche offrire ai giovani convincenti motivi per guardare con più fiducia verso il loro futuro. Non perdete mai la vostra identità di discepoli del Signore, non cedete ai richiami dell’interesse particolaristico, non cadete nell’idolatria del potere, del successo e del denaro! Siate piuttosto animati da fede profonda e rendetevi disponibili per un servizio che richiede spirito religioso autentico e operoso, che esige formazione adeguata, convinzioni profonde, testimonianza coerente. Diffondete, allora, con la vostra esistenza, ispirata al Vangelo, la salvezza cristiana in tutta la realtà umana e sarete costruttori di una società più giusta e fraterna.Vi incoraggio, carissimi fratelli e sorelle, a proseguire su questa strada. Continuate a ricercare la via della verità, della giustizia e dell’amore, non lasciandovi mancare il reciproco sostegno grazie a un dialogo sincero e costruttivo. Mantenete tra voi la carità e abbiate cura del bene di tutti. Faccio miei, infine, i sentimenti della preghiera che è stata composta in occasione di questa visita. Chiedo al Signore con voi e per ciascuno di voi che tutte le componenti laiche e religiose della vostra comunità impegnino nel nome di Cristo le loro energie per una risposta concreta e indilazionabile ai mille volti della violenza, della disoccupazione, della devianza, assillo quotidiano di queste fertili e operose terre. La Vergine protettrice della vostra città vigili su tutti voi. Il vostro patrono, san Prisco, e il grande maestro sant’Alfonso de’ Liguori vi aiutino a portare a compimento i vostri buoni propositi.”


