Nocera Inferiore: il decreto Pillon, la bigenitorialità e la tutela del minore

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Pillon è il cognome del momento. Ma qui non ci riferiamo al tecnico del Pescara bensì al senatore della Lega che col decreto legislativo sull’affido del minore è stato letteralmente preso d’assalto mediatico dalle associazioni dei minori, da quelle delle madri e da tutti quelli che vorrebbero mostrarsi progressisti su ogni argomento, persino quando di “politico” non c’è nulla. Il decreto legislativo piace soprattutto alle associazioni dei padri, per anni fustigatori, a volte a ragione ed a volte no, di giudici per nulla a favore del “condiviso”, con tribunali che avevano i pre-stampati già indicanti la soluzione…E’ stato uno dei passaggi più interessanti del convegno in aula consiliare organizzato dalla Camera Minorile di Nocera Inferiore (doppio plauso al presidente nonchè assessore alle politiche sociali Gianfranco Trotta). Il passaggio porta la firma di un’autorità in materia, ovvero Bruno De Filippis, presidente della II sezione civile Corte di Appello di Salerno, già tra gli ispiratori del progetto iniziale, poi stravolto, della Legge Paniz del 2006 (crollato il pilastro della mediazione, rimasto solo quello dell’esecutività delle decisioni, peraltro inizialmente debole): “Il decreto Pillon in sintesi valuta l’interesse del minore come coincidente con l’esatta divisione del tempo diviso coi due genitori. Il giudice a questo punto diventa un farmacista. Altre cose che non vanno? Sembra il paradiso dei signori, viene abolito l’addebito sulla separazione, se non si paga il mantenimento non succede la fine del mondo. Si cambia parecchio a livello di casa coniugale, che è a disposizione del minore, con i genitori che si trasferiscono là a turno. L’ obbligo di mantenimento finisce col compimento dei 25 anni. Di positivo, secondo me, c’è il ricorso notevole alla mediazione, anche obbligatoria. Il decreto prevede l’obbligo solo del primo incontro, in America ad esempio tutti gli incontri sono obbligatori. ” Lo stesso De Filippis cerca di fornire una via d’uscita: “Innanzitutto il dialogo tra associazioni di padri e madri, per smussare distanze. Secondo me bisogna tornae allo spirito della legge del 2006 cambiando qualcosa. Per prima cosa rendere tale il pilastro della mediazione, facendo capire magari agli avvocati che debbono mettersi di lato e non appesantire la mediazione, sia in senso professionale che economico. Intervenire sulla casa coniugale dando dei benefici al coniuge non affidatario proprietario, ad esempio il canone di locazione oppure la possibilità di scalarlo dal mantenimento. Mettere a disposizione del giudice un’equipe per il controllo dell’esecutività delle sentenze, un’equipe di alta specializzazione”. Molte volte il dissidio padre-madre è di pura valenza economica, se ne riscontrano le tracce in diverse sentenze di secondo grado rispetto all’andamento del primo. Il bambino-figlio viene considerato l’oggetto, non il motivo vero della guerra. Non si tratta di essere di destra o di sinistra, femministe o maschilisti. Chi vuole il bene del bambino non deve pensare troppo al quattrino (o del quartino). Al di là di Paniz e di Pillon, di leggi vecchie e nuove. L’Italia non sarà mai la Svezia: padri e madri potrebbero però sforzarsi per abbassare la temperatura dello scontro.