Nocera Inferiore, frana Montalbino, perizie discordanti, il 20 conclusioni e sentenza

Quanti altri giorni dovrà aspettare la signora Gambardella presente oggi in aula forse è domanda, finalmente, con risposta. Il 20 febbraio arringhe finali e sentenza, dopo 15 anni, per la frana di Montalbino, relativamente a quel che resta del processo storico, ovvero l’imputazione di frana colposa a carico di Franco Amato, legale rappresentante della Beton Cave. Stamattina, ad un certo punto, è riapparso per qualche minuto il fantasma della prescrizione, materializzatosi dietro la scadenza fatale del 4 marzo. Ma il giudice Donnarumma, che da metà marzo in poi sarà a Napoli, ha condotto il tutto col buon senso. Alle 12,00 a causa dei lavori Gori doveva esserci la chiusura del Tribunale in base all’ordinanza emessa in mattinata dal presidente Robustella. A quel punto, erano le 11,30 e passa, Donnarumma si è riunito per qualche minuto, diciamo così, in una personale camera da consiglio, poi è rientrato in aula ed ha affermato che se tutte le parti erano d’accordo si poteva proseguire, partendo dall’audizione del professor Luciano Picarelli, perito nominato dal Tribunale. La sua deposizione è apparsa, sui quesiti fondamentali, ovvero cause e concause della frana, molto probabilistica, senza certezze, con tesi discusse e discutibili, condotte sulla stabilità sui luoghi, con passaggi però tiranti in ballo che dal post Sarno in poi qualsiasi ingegnere ordinario doveva tener presenti nuovi studi e nuove implicazioni, però tutto sommato se la cava con l’esclusione, non certa ma appunto probabile, della strada e del taglio come concausa della frana accanto alla causa individuata nelle piogge eccezionali di quel determinato periodo del 2005. Di segno completamente contrario la deposizione del perito delle parti civili Francesco Maria Guadagno, che con cartina alla mano e acquisita agli atti ha mostrato invece concause dovute alla strada e alla mancanza di effettiva manutenzione e controllo di stabilità, tesi peraltro da sempre condivise anche dai periti del Pubblico Ministero, gli studi dettagliati fatti e prodotti da Paolo Budetta e Domenico Pianese, confortati persino dai tecnici del precedente processo e nemmeno troppo smentito dal defunto originario perito della difesa, sostituito da Pantaleone De Vita, che nella sua audizione s’è appiattito sulle conclusioni di Picarelli anzi sottolineando la cautela del non aver del tutto escluso concause. Picarelli è stato richiamato a testimoniare poco dopo le 13,00 ed ha spiegato che ha operato in modo diverso da Guadagno, che non ricordava per filo e segno quel che poco prima aveva spiegato Guadagno e traducendo dall’inglese, su volontà espressa dall’avvocato Iannuzzi – affiancato come al solito da Ianulardo, Pontarelli e Bartiromo – accettata dal giudice, poche righe su un suo studio che in via generale non escludeva concause tipo condizioni delle strade quando si verificano eventi del genere. 4 marzo 2005, morirono Rosa e Mattia Gambardella assieme ad Alfonso Cardamone. Niente sarà come prima ma forse l’incubo sta per finire.