Nocera Inferiore: frana di Montalbino, per non dimenticare

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Nel 2005 morirono 3 persone per la frana della montagna a lungo sfruttata dai cavatori. Per non rischiare che il reato vada in prescrizione, entro il 5 marzo del 2020 è necessario che il Tribunale incaricato esprima un giudizio. Bisogna continuare a monitorare l’iter processuale e soprattutto sbrigarsi. Questa la conclusione espressa stamattina nel quartiere cittadino Montevescovado di Nocera Inferiore nel centro S. Giuseppe adiacente all’omonima Chiesa.

Il  Comitato Anti-Barriera, rappresentato da Mauro Di Serio facente parte della Bottega Equo-Solidale, quello delle “Vittime della Frana”, con Alfonso Mazzariello, Legambiente con l’architetto Mario Alfano, confluenti nella rete di Associazioni in “Difesa del Territorio” hanno tracciato il punto della situazione. La presenza spontanea del Sindaco all’incontro ha suggellato l’impegno dell’Amministrazione Comunale in una situazione che si trascina da ormai troppo tempo “ qualora ci fossero gli estremi, le condizioni di diritto e dei fatti a tutelare l’interesse generale nel processo”.

Nel 2013-2014 il Comune si adoperò per lo sblocco delle somme previste per il risarcimento alle parti lese.

L’obiettivo dell’incontro è stato quello di mantenere alta l’attenzione su quanto accaduto nel 2005 perché la gestione amministrativa del territorio deve escludere logiche speculative, come accaduto in passato, ritorcendosi sulla qualità della vita dei cittadini. Di Serio ricorda anche che all’epoca dei fatti, l’Amministrazione in carica in quel periodo, non provvide neanche a dichiararsi parte civile nell’istruzione del processo.

Il primo processo fu invalidato dalla Cassazione che riscontrò errori nella notifica degli atti, che furono rimandati al Tribunale di Nocera Inferiore per la riapertura di un secondo Processo bis.

Nel nuovo processo è scomparso, perché prescrittosi nel tempo, il capo di imputazione per omicidio colposo, conservandosi quello per  frana colposa.

L’Architetto Mario Alfano ha tenuto a precisare che “l’ambiente non ha confine” e risulta fondamentale il controllo sul territorio, specialmente quando i lavori autorizzati hanno un impatto ambientale forte, si pensi al disboscamento in atto per la realizzazione dei terrazzamenti, nelle cave in oggetto, come stabilito nei progetti.

Le Amministrazioni hanno per questo motivo il dovere di controllare attraverso il rilascio delle autorizzazioni l’operato di chi si candida a svolgere interventi per opere sul suolo cittadino e nelle zone circostanti.

Spiega l’architetto che le proroghe rilasciate dall’Amministrazione per lavori stabiliti nel passato, necessitano di controlli accurati perché l’assetto idrogeologico, negli anni, subisce delle trasformazioni importanti. Questo non è accaduto con le proroghe del 2012 e del 2016 dove in specie nell’ultima, si derogò a quanto stabilito in precedenza, riguardo all’omissione della  messa in sicurezza della zona d’interesse a danno dell’ambiente.

La costruzione di una coscienza ambientale che tenga conto della verificabilità delle azioni intraprese rappresenta la base su cui radicare le coscienze degli amministratori, dei controllori, dei cittadini al fine di preservare il verde che rappresenta l’arma a disposizione per bilanciare gli effetti negativi dell’inquinamento causato dalle azioni sciagurate dell’uomo.