Da quanti anni non si vedeva aperto il lato della caserma Tofano – la Rossa per intenderci. Tanti, tantissimi. Stasera un effetto strano vederla aperta dal lato di via Rea. In realtà è un effetto speciale, l’apertura è dovuta alle riprese della fiction del Commissario Ricciardi, cosa che vi anticipato qualche giorno fa e che ora riprendiamo per illustrarla.La nuova serie Rai Fiction tratta dai romanzi di Maurizio de Giovanni, qui autore della sceneggiatura insieme a Salvatore Basile, Viola Rispoli e Doriana Leondeff. Al momento non c’è una data precisa di messa in onda, ma si ipotizza tra la primavera e l’autunno del 2020. La serie in questione, composta da sei episodi da cento minuti cadauno è basata su altrettanti romanzi (tra cui La condanna del sangue, Vipera e Il giorno dei morti) della popolare saga dello scrittore napoletano ambientata negli anni Trenta. Protagonista della serie sarà l’attore abruzzese Lino Guanciale nei panni di Luigi Alfredo Ricciardi, un commissario della Mobile di Napoli dotato di poteri paranormali: è infatti in grado di vedere i fantasmi delle persone morte in maniera violenta. Anche se gli mancano gli strumenti tecnologicamente avanzati di oggi, l’intuito e la tenacia lo guidano verso la risoluzione dei casi più complessi. Le parole di Guanciale sono state chiare fin dal primo giorno. In realtà non sono un assiduo frequentatore della letteratura mistery, quindi ho iniziato a conoscere il personaggio leggendo prima i racconti e poi i romanzi dedicati al Commissario Ricciardi. Quindi ci sono arrivato attraverso un’esperienza immersiva, che a mio avviso per un attore è forse il percorso migliore da compiere in questi casi per farsi prima un’idea intuitiva e poi più strutturata del personaggio. La vera forza nella scrittura di Maurizio de Giovanni in Ricciardi è legata a questo inconfessabile segreto.Per quanto mi riguarda sono partito dai silenzi di un ex bambino spensierato, che sono assai esplicitati nelle pagine dei romanzi. Perché il ritratto che si fa di Ricciardi sin dal primissimo istante in cui prende coscienza del fatto, questo dono o maledizione per l’appunto, è quello di un bambino irrequieto, simpatico e allegro, che in virtù di questa cicatrice cambia il proprio comportamento esteriore, ma non il suo mondo interiore. Ecco, io ho cercato di partire da questo, dalla distanza fortissima tra il desiderio di empatia e l’auto-censura che la figura si pone semplicemente per non gravare gli altri di qualcosa che avverte in se stesso come mostruoso. Con il regista Alessandro D’Alatri siamo stati subito concordi sul rendere questa autisticità del personaggio la sua forza, in modo che l’isolamento volontario dal mondo che ne deriva e lo fa sembrare una sorta di sociopatico, il che apre un discorso più vasto sulla diversità e la marginalità, deve essere smentito dagli occhi che, come dice l’autore del romanzo, sono vivi di qualsiasi tipo di sentimento. L’assist lo prendiamo al volo. Questa apertura straordinaria possa diventare un motivo per far sentire gli occupanti delle stanze nazionali che contano e che stanziano fondi di ridare seriamente vita a un patrimonio, che tra le tante cose potrebbe diventare anche sede di fiction, di laboratorio cinematografico, la buttiamo lì, disposti a tutto pur di rivederla aperta come stasera.
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