Sarebbe stato un litigio a fare da miccia ai tre agguati che, tra domenica e lunedì, hanno scosso le strade del quartiere di Piedimonte. Tre assalti consumati in due giorni, con una vittima gambizzata e al momento irreperibile. Lui è M.I. , 33enne pregiudicato che lavora come parcheggiatore per una cooperativa cittadina. Ha un vecchio precedente per droga e un’assoluzione nel maxi processo “Crucifix”, oltre ad altre pendenze specifiche. I carabinieri del tenente colonnello Enrico Calandro lo stanno cercando in queste ore per chiudere il cerchio e, forse, per dare un senso anche agli altri due episodi che hanno seguito l’attentato di cui è stato vittima. Episodi dalle modalità inquietanti, dietro i quali ci sarebbe la gestione diretta della piazza di spaccio di Piedimonte. E’ l’ipotesi maggiore che al momento muove le indagini del sostituto procuratore Giuseppe Cacciapuoti. A indirizzare gli inquirenti, la natura stessa dei presunti protagonisti e dei possibili destinatari dei tre agguati.
Si procede con ordine: domenica scorsa M.I. viene raggiunto da due colpi di pistola. Ad esploderli è un giovane – ma potrebbero essere stati in due – a bordo di un motociclo. La vittima, poco prima, aveva discusso con qualcuno. Uno “sguardo” di troppo che ha fatto da pretesto alla follia che seguirà dopo. Il 33enne viene trasferito in ospedale, ma in serata viene dimesso perché le ferite riportate non sono tali da disporre un ricovero. Per tutta la notte i carabinieri del reparto territoriale, oltre ad interrogare il giovane, pattugliano strade e vicoli, con un elicottero ad illuminare i posti più angusti. Il quartiere di Piedimonte, la cui vittima è originaria, è controllato al dettaglio. Siamo a lunedì, primo pomeriggio, quando in via Urbulana sfreccia uno scooter che esplode nove proiettili su di un portone ubicato al civico 10. Ci vive il cugino di M.I. Siamo nei pressi del crocifisso. Poco dopo, un’altra persona si reca in via Filangieri (la zona storica delle palazzine del quartiere) e spara all’indirizzo di un’altra porta. Li ci vivono due fratelli, anche loro coinvolti in diverse operazioni di polizia. Residenti e cittadini piombano nella paura.
Sul posto i militari transennano diverse strade per effettuare rilievi ed interrogare persone. Una perquisizione domiciliare avrà esito negativo. Presso l’ultimo palazzo, dove vi è il portone raggiunto dai proiettili, i militari controllano chi entra e chi esce. Gli inquirenti legano tutti e tre gli episodi e, almeno per due, avrebbero individuato i possibili autori. Ma mancano ancora dei tasselli, decisivi per completare quel puzzle di follia che tiene un intero quartiere con il fiato sospeso.

