Cava 1943, i giorni del terrore: un libro-reportage figlio di un diario di guerra, tenuto da una signora napoletana borghese di stanza a Cava nel periodo del sangue di vincitori e vinti. L’ha recuperato, in fortunate circostanze familiari, Gregorio Di Micco e ne ha fatto un gioiello, presentato stasera in Mondadori con Nello Ferrigno e Franco Caso (ex sindaco di Nocera Inferiore, libero e acuto pensatore di oggi). Non c’è solo Cava, ci sono anche Salerno e Nocera nel delirio della guerra, nei nomi di bombardati e sfollati, nelle storie di chi 75 anni fa – migliaia di persone- trovarono rifugio alla Badia, compresi i cinque chi vi nacquero addirittura. E c’è lo sfondo storico: le nostra città martoriate, i cannoni e i carrarmati, gli errori di americani e inglesi, i tedeschi ordinati anche nella sconfitta. Di Micco, oltre a non tradire la fedeltà al diario di Tina Siniscalco, aggiunge ricerca da giornalista di razza e di lungo corso. Riemergono nomi. Anche delle nostre parti. Nomi di gente umile in fuga dai bombardamenti, dal pericolo di morte: ad esempio le famiglie di Luigi Amelia, Rocco Gemma e Maria Vicedomini di Nocera Inferiore e le famiglie di Pasquale De Bartolomeis e Giuseppina Avitabile di Nocera Superiore. Un diario corale – ha sottolineato Caso – dove l’io di chi l’ha scritto non prende mai il sopravvento sul noi. La generazione di chi ha vissuto guerra e fame viene tratteggiata da un punto di vista borghese ma ciò nulla toglie al significato del lavoro di Di Micco, napoletano che vive a Cava da un quarto di secolo, che mostra entusiasmo da ragazzino (altro che settantaduenne), che ne ha viste tante, anche da sindaco della sua Crispano, e che cerca di dialogare coi social pur partendo dal punto di vista e dall’odore della carta stampata. Il libro-reportage si chiude con un altro vanto di Cava, da rispolverare: Mamma Lucia, la donna che non distingueva i resti di vincitori e vinti, assicurando amore e pietà senza nemmeno guardare alla divisa tedesca o a quella anglo-americana.



