Nocera Inferiore: Chi sono i migranti?

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Ogni viaggio porta con sé un desiderio. Si viaggia per conoscere, per divertirsi, per sperimentare, per ritrovarsi , in sintesi per rinascere a nuova vita. E chi se non i tantissimi individui che chiamiamo migranti, con un bagaglio fatto solo di sogni, incarna totalmente questo miraggio di speranza?

Ieri sera, alla Biblioteca Comunale R. Pucci di Nocera Inferiore, il presidio territoriale di “Libera”, l’Associazione contro le mafie, ha promosso e organizzato insieme alla Bottega Equosolidale “Tutta n’ata storia”, il secondo convegno all’interno della Rassegna “Migranti, ponti, non muri” con l’intento di sensibilizzare sul tema dell’immigrazione e porre le basi per la creazione di una Rete Antirazzista in zona.

In una sala gremita si è assistito alla proiezione del film documentario del regista Andrea Segre, sull’intensa storia di Ibi il cui nome completo era Ibitocho Sehounbiatou. Sì, era, perché questa donna muore nel 2013 vedendo svanire la possibilità di ottenere il permesso di soggiorno in Italia, che le avrebbe permesso di aiutare la famiglia lasciata nel paese d’origine. Originaria del Benin, condannata nel 2000 per trasporto di droga per conto dei trafficanti, dopo aver saldato il debito con la giustizia, riorganizza in modo produttivo la sua esistenza divenendo fotografa e attivista nel Movimento Migranti e Rifugiati di Caserta, e trasformandosi nell’emblema di quanti sono stati costretti ad abbandonare i propri paesi natii perché devastati dalle continue guerre intestine.

Le testimonianze drammatiche di minorenni provenienti dalla Siria, dal Pakistan, dal Ghana e dalla Nigeria hanno contribuito a rendere nota la gravità di una situazione ormai sfuggita al controllo e deformata da una martellante campagna di informazione, che propone l’immagine di uno straniero pericoloso e violento, interessato unicamente a prevaricare e a delinquere sui territori che lo accolgono.

Cosa vuol dire sensibilizzare in una società spaventata da ciò che rappresenta un cambiamento epocale? La risposta è emersa chiara e semplice nella sua impegnativa realizzazione: sensibilizzare vuol dire dare la possibilità di conoscere, in un contesto quotidiano la diversità di cui l’altro è portatore. Certo l’impegno richiede la disponibilità ad aprirsi a qualcosa che probabilmente non ci appartiene per scoprire, a volte, che nello sconosciuto che si ha di fronte ci sono più punti di contatto di quanto non si immagini. L’umanità è una e vibra all’unisono basta solo comprenderlo. Questa realtà emerge chiara nei territori dove la convivenza con i migranti è resa possibile dalla presenza di forze, provenienti dal basso, che creano un ponte tra le diversità; e rivela l’affabilità degli italiani a cui viene offerta la possibilità di relazionarsi con naturalezza in un modo non viziato dai pregiudizi.

Il viaggio ha una partenza conosciuta e una meta immaginata ma ignota; c’è chi la raggiunge, chi è in procinto di avvicinarla, chi la narra, chi ancora anela a pregustarla e chi continuerà a sognarla all’infinito. Ibi aveva affermato:” “oggi, il tempo è bizzarro. Lo capisce solo Dio!”.

Claudia Squitieri