Nocera Inferiore – Cafiero e il ricordo di un 8 aprile diverso

8 aprile 1877: l’internazionalista Carlo Cafiero occupa Letino (Benevento), con 26 uomini. Motivo della rivolta è l’impopolare tassa sul macinato.Per Cafiero il fine di ogni agire è la libertà, che certamente non è da intendere nel solo riconoscimento dei diritti borghesi. La via cui far ricorso per liberare l’umanità dalle catene, che limitano la libertà individuale e quella dei popoli, è la rivoluzione violenta (in questo senso concorda con Marx ed Engels).

Non solo l’ideale, ma la nostra pratica e la nostra morale rivoluzionaria sono contenute nell’anarchia; la quale viene così a formare il nostro tutto rivoluzionario. È per ciò che noi l’invochiamo come l’avvenimento completo e definitivo della rivoluzione; la rivoluzione per la rivoluzione. Per Cafiero non può esistere libertà senza anarchismo (l’anarchia è l’unica condizione possibile per il libero sviluppo sia dell’individuo che della società), così come non può esserci uguaglianza senza comunismo (il comunismo è la riappropriazione di tutte le ricchezze della terra, precedentemente espropriata dalla minoranza al potere).

“Non solo si può essere comunisti; bisogna esserlo, a rischio di fallire lo scopo della rivoluzione una volta ci dicevamo “collettivisti” per distinguerci dagli individualisti e dai comunisti autoritari, ma in fondo eravamo semplicemente comunisti antiautoritari, e, dicendoci “collettivisti” pensavamo di esprimere in questo modo la nostra idea che tutto dev’essere messo in comune, senza fare differenze tra gli strumenti e i materiali di lavoro e i prodotti del lavoro collettivo… Non si può essere anarchici senza essere comunisti. Dobbiamo essere comunisti, perché nel comunismo realizzeremo la vera uguaglianza. Dobbiamo essere comunisti perché il popolo, che non afferra i sofismi collettivisti, capisce perfettamente il comunismo. Dobbiamo essere comunisti, perché siamo anarchici, perché l’anarchia e il comunismo sono i due termini necessari della rivoluzione”.

Cafiero era convinto che la società futura, realizzata dall’anarchia, avrebbe permesso una più equa distribuzione delle ricchezze e dei beni, la cui produzione sarà nettamente maggiore rispetto all’attuale perché conseguenza spontanea del lavoro libero e dei lavoratori liberi, mossi dal solo desiderio di contribuire alla realizzazione di una società migliore e quindi privi di interessi egoistici e capitalistici. Per Cafiero in futuro ognuno potrà contribuire alla realizzazione della società secondo le proprie capacità e ricevere secondo i propri bisogni.

Utopie antiche, che tornano però puntualmente d’attualità, specialmente in tempi come gli attuali, caratterizzati da ipotesi su un nuovo concetto di lavoro. Cafiero, pugliese di Barletta, morì a Nocera Inferiore, in un manicomio. La città lo ricorda con l’intestazione di una strada. Cafiero, in un certo senso, vive ancora.