Nocera Inferiore, arrestato imprenditore nell’ambito di Bad Juice, accusato di succhi di frutta taroccati

Le indagini della Procura della Repubblica di Pisa hanno permesso di eseguire in data odierna 9 ordinanze di custodia cautelare in carcere e di sottoporre a sequestro n. 6 società, beni mobili e immobili per un valore complessivo di oltre 6.500.000 di euro.L’importo che, per gli inquirenti, sarebbe di fatto l’ingiusto profitto in due anni della società «Italian Food» (con sede legale a Portici e sede operativa a San Miniato) ritenuta il collettore di un più ampio giro di aziende. In manette sono finiti il titolare dell’azienda ed il fratello: si tratta di Walter Buonfiglio e Giorgio Buonfiglio, residenti a Ponsacco (il primo proprieto del 98% del club di calcio di serie D). Con loro, in carcere, ci sono anche i quattro dipendenti e due soggetti campani, di cui uno proveniente da Nocera Inferiore, ovvero Ciro Barba, già al centro di vicende giudiziarie in passato e di recente con patrimonio prima sequestrato e poi dissequestrato, anni fa consigliere comunale e assessore, prima per la Dc e poi per il Psi. L’intensa attività investigativa, eseguita dagli ispettori dell’ICQRF, il Dipartimento Antifrode del Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo e dai militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Pisa, ha permesso di sgominare un sodalizio criminale dedito alla produzione illecita e alla commercializzazione di succo concentrato di mela, sofisticato con acqua e sostanze zuccherine e falsamente dichiarato biologico di origine europea. Il prodotto sofisticato era ottenuto da aziende formalmente localizzate in Serbia e in Croazia, ma di fatto gestite direttamente dall’Italia da due fratelli imprenditori pisani, collocati al vertice di un’associazione a delinquere che poteva contare sulla collaborazione attiva dei propri dipendenti e altri soggetti esteri compiacenti, aderendo ciascuno ad un ruolo specifico nell’intera filiera della frode. Con modalità consolidate e collaudate la compagine delinquenziale ha prodotto e commercializzato ingenti quantitativi di succo di mela NON biologico, ma dichiarato come tale e sofisticato, veicolandolo nel territorio dell’Unione europea. Grazie all’interposizione fittizia di aziende croate che provvedevano a sdoganare il prodotto in realtà ottenuto in Serbia, venivano prodotti innumerevoli falsi documentali finalizzati a legittimare (solo sulla “carta”) la falsa natura, qualità e origine dichiarata del prodotto. Il lavoro degli investigatori ha permesso di dimostrare che i succhi di mela ottenuti in Serbia erano prodotti in modo illecito partendo da frutti:

  1. non idonei all’alimentazione umana in quanto deteriorati o in avanzato stato di decomposizione, anche per l’elevata presenza di micotossine;
  2. contaminati con prodotti chimici non ammessi in agricoltura biologica (fungicidi, insetticidi ed erbicidi).

Inoltre, il prodotto veniva sofisticato aggiungendo – al succo base – acqua e zuccheri di diversa qualità, conferendo così al prodotto finito un profilo chimico il più possibile simile a quello della mela, con il fine di depistare eventuali controlli ufficiali.

Con spregiudicata spinta criminale i sodali si prodigavano per poter occultare le vere caratteristiche del prodotto rivendendolo – ad inconsapevoli aziende leader nel settore alimentare italiano – come succo di mela biologico.