Nocera Inferiore, a tu per tu con Caterina Vertova

A 25 anni il diploma alla scuola del Piccolo Teatro. Si specializza in laboratori a Londra, segue dei tirocini presso l’Actors Studio di New York e stage di danza all’École Nationale du Cirque di Parigi. Rientrata in Italia, lavora con Strehler in La grande magia di Eduardo, con Squarzina rilegge Pirandello in La vita che ti diedi. In tv lavora in Incantesimo, Il bello delle donne e Il commissario, Commesse. Nel 1985 debutta nel cinema in Ginger e Fred di Fellini e successivamente appare in La puttana del re, Cuore sacro di Ferzan Özpetek, Ho voglia di te, Natale a Miami, Chiamami Salomè e La canarina assassinata. A Nocera, ieri, introdotta dal magnifico cicerone Mascolo, l’attraente Caterina Vertova, prima di recitare con Ranieri nel Gabbiano, s’è concessa con intelligenza e vivacità.

Meglio il teatro o la televisione…

“La televisione ti porta tra la gente, il teatro invece è una scelta fatta per venirti a vedere. La popolarità che ti danno le fiction è unica, la gente che ti riconosce la strada, che con un sorriso ti fa iniziare bene la giornata. Il teatro è un’emozione diversa, ogni sera tu respiri un pubblico nuovo, una città nuova, a Nocera ad esempio ho trovato una bella voglia di teatro, complimenti a tutti. “

Al cinema Fellini ma anche Parenti

” Il maestro Fellini mi scelse da giovane, entrai nel suo mondo onirico e tutte quelle creazioni geniali che solo in parte si trasformano nel film vero e proprio. Parenti, invece, è spiegabile con un concetto semplice, ho quattro figli e per Natale a Miami pagavano bene. Boldi e De Sica sono due simpatici improvvisatori ma quando scivolavano su battute particolare sulle donne mi facevano imbestialire. Potendo scegliere, magari, in futuro vorrei tornare a lavorare con Ozpetek “

Il punto della situazione del teatro, specialmente il nostro..

“Tempi difficili, pochi soldi in giro, facciamo salti mortali. Con Massimo Ranieri e la regia di Sepe, questo Gabbiano rappresenta un bell’esperimento. Il mio teatro ideale è quello di Strehler, poesia pura, conservo ancora i suoi scritti dei testi poi messi in scena. Per me l’attore deve viaggiare sempre un sottile equilibrio, sentire quello che interpreta e trasmetterlo al pubblico, evitando che il pubblico entri fino in fondo in quel che l’attore sente “

E l’Italia che va…

 “Va non so dove ma vi faccio un esempio, nel mio piccolo mi offro al teatro sociale, un’esplosione di gioia e di vita, l’anno scorso mettemmo in scena un lavoro con venti attori di quindici religioni diversi, si parla tanto di integrazione, per me l’integrazione si ottiene così “