Nemmeno il tempo di fermarsi che le scintille si trasformarono in fiamme. Furono i vigili del fuoco a trovare i corpi senza vita. A ricordare quel 6 marzo c’è una lapide all’esterno del casello. In quell’inferno rimasero intrappolati: Antonio D’Urso, 30 anni, sua moglie Luisa Mansi, anche lei trentenne, e il loro figlioletto Mario di appena 3 anni; il quindicenne Giacomo Mansi; la trentasettenne Rosaria Di Martino con sua figlia Annarita Ferrara di 10 anni; Raffaele Fierro, 22 anni, unica vittima non di Maiori ma originaria di Tramonti. Sette morti e un solo ferito: Antonio Mansi, 38 anni, padre di Giacomo. Una tragedia ancora scolpita nella mente dei cittadini di Maiori, Tramonti e di quanti, in quelle ore drammatiche del 6 marzo di ventisei anni fa, nel 1994, ascoltarono la notizia dei sette morti a causa di un autobus andato in fiamme mentre dalla Costiera amalfitana tentava di raggiungere Roma. Erano 54 le persone a bordo dell’autobus guidato da Sergio Barbaropartite all’alba dalla piazza di Maiori e intenzionate a raggiungere piazza San Pietro per ascoltare papa Giovanni Paolo II. L’incidente si verificò lungo l’A3, sulla corsia nord, all’altezza del casello di Nocera Inferiore. Quando dal cruscotto del pullman cominciò ad uscire del fumo il conducente preferì tentare l’uscita al casello più vicino. Imboccò, quindi, la rampa che portava a Nocera Inferiore.
Nemmeno il tempo di fermarsi che le scintille si trasformarono in fiamme. Furono i vigili del fuoco a trovare i corpi senza vita. A ricordare quel 6 marzo c’è una lapide all’esterno del casello.

