Parliamo dell’alveo Comune nocerino, nel tratto di via Santa Maria a Palo.
di Giorgia Valentini
Mentre in città si discute di eventi estivi e di cantieri aperti, c’è un alveo che rischia di diventare una bomba ecologica e idraulica. Stiamo parlando dell’alveo comune nocerino, nel tratto di via Santa Maria a Palo, ridotto ormai a una ferita a cielo aperto nel cuore del tessuto urbano.

E questa volta non lo dice una voce qualsiasi, ma la sezione cittadina della Lega, che lancia l’allarme con un comunicato tanto chiaro quanto preoccupante: “salute pubblica, sicurezza e economia locale sono appese a un filo“.Le immagini diffuse parlano da sole: sponde erose, vegetazione infestante, cavità pericolose, acqua stagnante e un muro di contenimento che sembra reggersi per inerzia. Uno scenario da cronaca annunciata, dove il rischio esondazione è concreto e la presenza di animali infestanti è ormai una certezza. Non è solo un problema estetico o di decoro urbano: è una minaccia che tocca da vicino residenti, imprenditori e l’intero equilibrio ambientale della zona.“Le aziende della zona operano in condizioni inaccettabili”, denunciano i rappresentanti del partito.

Se da un lato la denuncia politica può sembrare una delle tante nel frastuono delle polemiche estive, dall’altro le richieste sono precise e tutt’altro che irragionevoli: pulizia e bonifica dell’alveo, ripristino strutturale delle sponde, manutenzione ordinaria programmata, ma soprattutto il coinvolgimento diretto del Comune, del genio civile e della Regione Campania. Perché, è bene ricordarlo, non si tratta solo di manutenzione straordinaria, ma di prevenzione e responsabilità pubblica.In un’epoca in cui si parla di transizione ecologica e tutela del territorio, vedere un alveo urbano trasformato in un ricettacolo di degrado suona come una beffa. Nocera Inferiore non può permettersi un altro buco nero ambientale, non può accettare che il proprio tessuto produttivo venga strangolato da incuria e burocrazia.Serve un intervento immediato. Serve visione, non scaricabarile. Serve che qualcuno, finalmente, si prenda la responsabilità politica e tecnica di restituire sicurezza e dignità a un’area che, oggi, grida vendetta.Il copione è fin troppo noto: quante segnalazioni servono ancora prima che l’emergenza si trasformi in disastro? La politica può, e deve, lanciare l’allarme, ma tocca alle istituzioni competenti passare dalle parole ai fatti. Chi ha orecchie per intendere, agisca. Prima che l’alveo si riprenda con la forza ciò che l’uomo ha ignorato.

