Cominciò per una casualità, al Progresso Italo Americano, giornale per gli emigranti, serviva un amministrativo. Invece Giuseppe Marrazzo, poi diventato Joe per tutti, s’imbarcò nel giornalismo vero e proprio. Oltre che i “fanpaggisti” di oggi. Le sue inchieste Rai, tra gli anni settanta e ottanta del secolo scorso, restano scolpite, come pagine su tavole della legge per reporter: la camorra, il malaffare, la droga, la prostituzione. Inchieste condotte da eterno precario Rai, esposto a continue minacce di morte. Giornalista ma anche scrittore: il Camorrista, tradotto in film, resta libro che non passa di moda. Marrazzo morì 33 anni fa, in una Roma diventata sua ma sempre meno di Nocera, per la precisione Casale del Pozzo. Il legame era rimasto. Ogni domenica chiedeva il risultato della Nocerina e gli intrecci d’amicizia e di professione con Ciccio Iovane rinsaldavano quel legame, da lui tenuto in vita anche quando, in anni difficilissimi, diventò consigliere comunale, eletto da indipendente nel Pci.

