Carcere a vita per Nobile Izzo, il 52enne tappezziere nocerino accusato degli omicidi di Santina Rizzo e Maria Ambra. La sentenza di condanna in primo grado è stata emessa nel pomeriggio di ieri dal gup Luigi Levita, al termine di una camera di consiglio di quasi due ore. L’ergastolo era stato chiesto anche dalla procura. La difesa, rappresentata dall’avvocato Andrea Vagito, aveva avanzato invece la possibilità di una nuova perizia, di tipo collegiale, in virtù di alcuni aspetti non approfonditi da quella disposta tempo prima dal giudice per l’indagine preliminare e redatta dal medico psichiatra Corrado De Rosa. Le motivazioni della condanna, sulla quale la difesa preannuncia già Appello, saranno depositate entro 90 giorni. Al momento, Nobile Izzo è ritenuto essere il killer di Santina Rizzo e Maria Ambra. La prima, uccisa la notte del 13 febbraio 2010. La seconda, il 30 maggio del 2014. Entrambi gli omicidi si consumarono a Nocera Superiore. Furono i carabinieri del reparto territoriale agli ordini del tenente colonnello Enrico Calandro, il 19 maggio 2015, ad arrestare quell’uomo di quasi un metro e novanta, presso una casa d’accoglienza della Caritas. Le indagini condotte dal sostituto procuratore Giuseppe Cacciapuoti portarono ad una serie di indizi ritenuti schiaccianti, tali da giustificare un fermo d’indiziato e poi il successivo arresto per Izzo.


Con entrambe le donne, che esercitavano l’attività di prostituzione in maniera occasionale, il 52enne avrebbe consumato un rapporto sessuale, per poi ucciderle. Gli omicidi furono commessi con «una particolare malvagità e con la volontà di infliggere alle vittime un patimento ulteriore rispetto all’attività necessaria per la consumazione del reato».

A risultare decisive per l’identificazione dell’uomo le tracce del Dna (su di una sigaretta e dei fazzoletti) rinvenute sui due luoghi del delitto. Santina Rizzo, il cui corpo fu trovato da un nipote, aveva un paio di forbici conficcate in bocca e nella vagina. Maria Ambra, invece, finì uccisa con la cassa toracica schiacciata e con un piede del letto in bocca, all’interno di una capanna in via Lamia. Per la morte di Santina Rizzo, fu incolpato inizialmente il cavese Mario Della Monica, condannato in primo grado e poi assolto nei successivi gradi di giudizio. Nella perizia di parte fu riportato che Izzo fosse incapace di intendere e di volere durante gli omicidi. Come bloccato in uno «status crepuscolare». Discorso opposto in quella redatta dal consulente del tribunale, risultata decisiva per la condanna al carcere a vita.
da Il Mattino

