Nocera e ricordi: quando il Teatro era prima nazionale

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Era il 22 ottobre 1983, Nocera culturale viveva grazie agli impulsi del Teatro Tenda, situato dove ora sorge il parco giochi. In sottofondo i rumori della ferrovia disturbavano gli attori, rendendo l’atmosfera diversa da quella ovattata di una normale sala teatrale. Arrivarono grandi nomi ma arrivarono pure primizie vere, assaggi di grandezza. Quel 22 ottobre debuttò “Notturno di donna con ospiti” in prima nazionale. E’ fu da quella sera che si capì chi era e cosa poteva diventare Annibale Ruccello nella drammaturgia contemporanea. Era un sabato.I Era il viaggio che Ruccello aveva intrapreso nel quotidiano attraversato e contaminato dal thriller, nonché il viaggio nel panorama desolato della periferia urbana, dei ghetti degradati, tra le tv locali e le radio libere. Un percorso apparentemente triste, che però viene ravvivato ora da una miscellanea di sentimenti, ora da involontaria comicità. Una serie di colpi di scena con un occhio al cinema “thrilling”. I canoni sono sempre gli stessi: il luogo isolato, il protagonista barricato all’interno, la minaccia esterna che semina orrore e sgomento fino ad un catartico finale. Adriana porta avanti la sua esistenza, nel caldo afoso, tra canzoni e note di un pianoforte, tra televisione ed una terza gravidanza, con un marito, Michele, che lavora di notte e ritorna a casa all’alba. Una sera accade che strani individui, temuti e desiderati da troppo tempo, si introducano in casa. Improvvisamente riaffiorano senza una logica i ricordi, angoscianti fantasmi del passato, che provocheranno in Adriana una reazione atroce, insensata, ma a lei necessaria per fuggire da quella prigione grigia e ossessiva. A Nocera il sindaco era il socialista Rocco Caiazza. Il picco di camorra sanguinosa c’era stato l’anno prima ma si sparava ancora. E poi c’erano gli appalti: molto discutibili, quasi patti col malaffare. In Piazza dominavano le colonne rosa. Nell’aria calcistica rossonera si avvertiva ancora la rivoluzione di Caramanno, altro che Zeman. Il teatro di Ruccello era per pochissimi, magari per quelli che provenivano dallo Spazio dell’Agro di via Dentice, allievi di Forte. Ma si capì fin da quella sera il potenziale esplosivo: lo spazio cessa di essere uno spazio di transizione tra il fuori e il dentro, e si chiude all’esterno, la casa diventa un bunker, gli interni sono claustrofobici. Inconsapevolmente, ricalcava la Nocera di allora: rinchiusa, paurosa, collusa.