Nocera Inferiore, Cervellati e l’occasione mancata, il Puc del 2016, l’attenzione per le prossime revisioni

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Luglio 2008, maggioranza e opposizione litigavano sull’inutilità del Piano Cervellati, l’urbanista che consegnò all’amministrazione dell’epoca, a proposito di Puc, un faldone di 120 pagine, fumose e deludenti. Un lavoro durato cinque anni, costato 150 mila euro dati a Cervellati e 350mila ai sei architetti dell’ufficio di piano. Un lavoro osteggiato soprattutto dal sindaco dell’epoca alla voce indirizzi futuri e sul fabbisogno abitativo della città. Vi fu un vivace scambio di lettere tra lui e Romano. In particolare in merito alle condizioni dettate da Cervellati. L’urbanista aveva chiesto se fosse previsto un dibattito all’interno delle assise cittadina convocata proprio per dirimere la questione del Puc o semplicemente un ordine del giorno magari votato all’unanimita’. Peraltro l’urbanista scrisse che per partecipare al Consiglio sarebbe stato di suo gradimento conoscere l’ordine del giorno. Eppure Cervellati, bolognese, classe 1936, era ed è ancora un noto architetto e urbanista. È stato docente di restauro, recupero e riqualificazione urbana presso le facoltà di lettere dell’Università di Bologna ed Architettura dell’Università di Venezia. Ha contribuito allo sviluppo di ipotesi di recupero dei centri storici di Modena e Bologna mediante l’inserimento di residenze economico-popolari. Tra il 1964 e il 1980 a Bologna fu assessore al traffico, all’edilizia pubblica e privata e all’urbanistica- Dopo tale esperienza, nella quale mise a punto il metodo operativo per conservare le strutture fisiche e la popolazione tradizionalmente residente nella città storica, estese l’idea di restauro / ripristino al territorio, progettando il Piano del Parco regionale di Migliarino San Rossore Massaciuccoli, approvato nel 1989, e il Piano regionale del Parco del Delta del Po, rimasto sulla carta. Ritornò poi ad occuparsi della città storica e, fra i suoi vari lavori, si segnala il Piano di Palermo, con Leonardo Benevolo e Italo Insolera (1992), e di Pistoia (2002), con Giovanni Maffei Cardellini e Alberto Montemagni. Nell’ambito del restauro architettonico è celebre per il progetto di recupero dell’Ex Oratorio San Filippo Neri a Bologna, devastato dai bombardamenti del 1944. Negli anni 2000 ha realizzato il progetto per la ricostruzione del Teatro Amintore Galli di Rimini. Ma Nocera…Dopo un’attesa di oltre 40 anni il Puc nuovo è arrivato nel 2016, un’attenzione speciale è riservata alla salvaguardia del suolo e poi c’è l’attenzione allo sviluppo commerciale e industriale. Basti pensare al maxi ampliamento di Fosso Imperatore, in linea con l’avvio delle procedure per il mini ampliamento e con il Pip di Casarzano. Il Puc del 2016 tendeva a sviluppa la filosofia della rigenerazione urbana, ma in generale più che proporre l’idea di una città nuova e diversa tendeva a coprire o a tentare di mascherare errori precedenti, dalla mancanza di dialogo con la gente normale al dialogo mai mancante con la gente che costruiva… La firma più prestigiosa apposta fu quella dall’oggi ottantenne avellinese Alessandro Dal Piaz.

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Fino al 2016, era stato in vigore il piano adottato nel 1974, nel tempo c’erano state varianti e l’ultima risaliva al 2006, quando fu necessario l’adeguamento al Put dell’area sorrentino-amalfitana. Torniamo per un attimo alla filosofia di Cervellati, allievo di Zevi poi discostatosi dal maestro. “Per me La città storica va considerata come un unico monumento e come tale difeso. L’architettura è una costruzione sociale. La parte individuale ha soffocato interamente la dimensione collettiva. Non ho motivo di credere che certi progetti siano frutto della malafede o dell’ignoranza, o del mero egocentrismo, ma ho il sospetto che si sia tenuto in poco conto il valore storico e l’evoluzione di una città. E la conseguenza più vistosa è il passaggio dalla città storica a un aggregato urbano senza alcun senso”. Cervellati, anche di recente, ha spiegato il suo punto di vista di sempre.“So bene che antropologicamente siamo un misto di cose orrende ed eccelse; mi limiterei in questo caso a osservare che l’architettura non può lasciarsi andare all’insensato, alla mera prevaricazione speculativa. Si è scambiata la città storica con il centro storico. Si è privilegiato quest’ultimo ma a forza di chiamarlo “centro” lo si è esposto a tutte le mode e deturpazioni possibili e impossibili. Se guardo a ciò che ho fatto e a quello che è rimasto, ho l’impressione di far parte di una foto ormai ingiallita. Sono stato fortunato di essere cresciuto nella bellezza di una strada, anche se malfamata. Ma l’ho capito tardi. A volte mi chiedo se sia stato testimone e artefice di qualcosa di importante. Vedo le cinquanta sfumature di nulla: il turismo sempre più di rapina, le città sempre più degradate, gli uomini sempre più stressati e non ho la certezza che il mio mestiere di urbanista sia servito per chiarire o per difenderci da tutto questo. Però devi continuare a credere in quello che hai fatto. E se la vita ti ha dato troppo o troppo poco fallo dire agli altri. Oggi ammazzo il tempo prima che il tempo ammazzi me. Ho una sola preoccupazione, meglio una speranza: che i neuroni non si ritirino come le basse maree. Prego. Signore, allontana da me questo calice di stupidità. Bisogna andare oltre la stupidità. Ad esempio sull’architettura fascista, non ho alcun pregiudizio verso quell’esperienza che ha avuto in Giuseppe Terragni l’espressione più geniale. Egli fu uno dei figli del razionalismo europeo e in particolare dell’elaborazione di Le Corbusier. Non c’è dubbio che il fascismo seppe fregiarsi di una certa modernità, quando questa gli servì. Ma città come Latina o Sabaudia le demolisci solo perché sei antifascista? Tra le molte cose che ho appreso da Benevolo c’è anche quella di andare oltre il furore ideologico che non è mai un buon criterio estetico”. Cervellati resta l’occasione mancata per Nocera, condannata per molti decenni da quel che accadde nella notte del 5 agosto 1967, prima che entrasse in vigore la famosa legge Ponte, con l’avallo di centinaia di licenze a costruire e a rendere mai più cambiabile sul serio l’assetto urbanistico di Nocera, il sindaco si chiama Prisco Califano. Ora siamo nel 2020, è scattato il momento di rivedere e di fare una sorta di bilancio del Puc di tre anni fa. C’è qualche osservazione di fondo, al di là delle osservazioni tecniche che verranno. Sarebbe stranissimo che per adeguare il Puc venisse scelto un gruppo interno quando a farlo ci volle la presenza di un Professore del settore. Uno dei compiti da assolvere nel “terzo millennio” sarà necessariamente quello di ripristinare l’equilibrio tra uomo e Natura; governare e regolare lo sviluppo difendendo l’Ambiente; non sarà un compito facile , ma è indispensabile assolverlo per il nostro futuro: è un impegno etico, scientifico e culturale. Abbiamo le ferite ancora aperte di Sarno e Nocera: la punta dell’iceberg della scarsa attenzione che le istituzioni hanno rivolto alla questione ambientale. Ma ora, è giunto il momento di individuare le azioni e le opere necessarie affinché, finalmente, l’Ambiente sia salvaguardato; di spendere risorse nella prevenzione e per la messa in sicurezza del territorio piuttosto che per fronteggiare situazioni di emergenza. L’amministrazione afferma che la fase di verifica riguarda soltanto l’adeguamento delle infrastrutture e che quindi si può tranquillamente procedere con gli uffici interni. Non c’è ragione per non credere. Non siamo esperti in materia, per carità. Ma a noi, anche per le revisioni e gli adeguamenti, andrebbe bene per uno che scrive e ragiona come Fioretti, quelli urbani, no i mariani.