Nilde Iotti – il 20 giugno 1979 una donna diventa presidente della Camera

20 giugno 1979: la camera dei deputati si riunì per eleggere il suo presidente per l’ottava legislatura; Pietro Ingrao rifiutò di proseguire, e al primo scrutinio con 433 voti su 615 votanti Nilde Iotti divenne presidente della Camera dei Deputati.

Per la prima volta nella storia della politica italiana una donna presiedette un’assemblea parlamentare; tale sarà la sua preparazione e l’amore per la lotta sociale che restò in carica anche nelle due legislature successive, restando in carica, quindi, per ben 13 anni.
Restò nel mondo politico fino al 1992 (Nel 1987 il presidente Cossiga le affidò il mandato per il nuovo governo), ma nel 1999 dovette rinunciare a tutti gli incarichi a causa di gravi problemi di salute, e morì il 4 dicembre 1999 a Roma per un attacco cardiaco.

«Io stessa – non ve lo nascondo – vivo quasi in modo emblematico questo momento, avvertendo in esso un significato profondo, che supera la mia persona e investe milioni di donne che attraverso lotte faticose, pazienti e tenaci si sono aperte la strada verso la loro emancipazione»(Nilde Iotti, Discorso di insediamento alla Presidenza della Camera)

Leonilda Iotti, figlia di Egidio Iotti, deviatore alle Ferrovie e sindacalista socialista, e Alberta Vezzani, casalinga, nacque a Reggio Emilia il 10 aprile 1920. Rimase orfana di padre nel 1934 e dopo la sua morte Nilda riceve una borsa di studio che le permette di iscriversi all’Università Cattolica di Milano, nell’ottobre 1942 si laurea in lettere e inizia ad insegnare in un istituto tecnico reggiano. Gli anni da insegnante di leva fascista durarono sino al 1946, ma già nel 1943 iniziò a collaborare con il partito comunista entrando nelle file della Resistenza operando nei “Gruppi di difesa della donna”.

Grande attivista per le donne presentò il 21 luglio 1955 la proposta di legge (poi approvata il 24 novembre 1955) “Istituzione di una pensione e di una assicurazione volontaria a favore delle donne di casa” (C. n. 1733): “Se vi è un problema che riguarda il mondo femminile e che in questi ultimi tempi è diventato sempre più acuto, tanto da interessare non soltanto i nostri settori ma tutta la Camera, è quello di garantire alle casalinghe una pensione per la vecchiaia. I motivi che ci hanno indotto a presentare la proposta, pertanto, sono prima di tutto di ordine umano, per il sentimento di giustizia che ci anima nei confronti di donne che danno tutta la loro vita ed il loro lavoro per il benessere delle famiglie italiane, senza ottenere alcun compenso alla fine della loro vita. Credo che, se dovessimo considerare la mole di lavoro compiuto da queste donne nel complesso della loro vita, ci troveremmo di fronte a cifre di ore lavorative superiori a quelle delle donne occupate nelle fabbriche e nei campi, senza poi pensare alle cure di carattere morale ed educativo”.

Nel 1974 partecipò attivamente alla battaglia referendaria in difesa della proposta di legge Fortuna (C. n. 1), abbinata alla proposta n. 467 del deputato liberale Baslini; venne discussa alla Camera dal 29 maggio al 28 novembre 1969: “A noi pare che ciò che nel mondo moderno spinge le persone al matrimonio ed alla formazione della famiglia, ciò che rende morale nella coscienza popolare la formazione della famiglia, sia in primo l’esistenza dei sentimenti. Questo e non altro è il motivo che spinge oggi un uomo ed una donna a contrarre matrimonio e a costituire una famiglia (…) traiamo dalla nuova concezione della famiglia e dalla nuova realtà morale della vita familiare la necessità che la legislazione italiana consenta la possibilità di scioglimento del matrimonio.

La nostra posizione è estremamente chiara e precisa: noi non ci nascondiamo dietro una casistica. Noi sosteniamo il divorzio perché riteniamo che questo istituto trovi rispondenza nella mutata coscienza morale dei cittadini italiani e nella mutata natura della famiglia. Vedete, onorevoli colleghi: per quanto siano forti i sentimenti che uniscono un uomo e una donna – in ogni tempo, ma soprattutto direi, nel mondo di oggi – essi possono anche mutare; e quando non esistono più i sentimenti, non esiste neppure più, per le ragioni prima illustrate, il fondamento morale su cui si basa la vita familiare. Abbiamo dunque bisogno di ammettere la possibilità della separazione e dello scioglimento del matrimonio”.

Nel 1978, inoltre, contribuì a far approvare la legge sull’aborto.
Una donna per le donne; sempre dalla parte dei diritti del popolo e dei lavoratori.

Una grande donna al fianco di un grande uomo
In un ascensore di Montecitorio scambiò delle parole con Palmiro Togliatti; poco dopo i due iniziarono una relazione nonostante lui fosse già sposato, ma la loro relazione divenne pubblica quando lei gli si presentò a fianco dopo che il politico subì un attentato.
Son rimasti insieme fino alla morte di Togliatti avvenuta nel 1964.
“Quanto ho fatto verso di te e con te non è mai stata un’intenzione frivola […] Ho seguito un impulso più forte della mia volontà […] Mi pare che possiamo e dobbiamo solo andare avanti, come in certi passi difficili di montagna. Questa è la lettera più seria che ti ho scritto, cara, stracciala, bruciala, rendimela. Ma voglimi bene”. Una donna forte come poche: sempre se stessa e spesso in controtendenza anche nel “suo” partito.

Enzo Biagi, in una delle sue ultime interviste, le chiese cosa si augurasse per il futuro e lei rispose: “Io credo che sarebbe un fatto estremamente importante se (…) potessimo dire che, dall’inizio alla fine della nostra battaglia, comunque ci siamo chiamati e qualunque forma abbiamo dato alla nostra attività politica, noi abbiamo servito per difendere i lavoratori, per garantire la libertà degli individui e la democrazia del nostro paese”.

Antonietta Della Femina –