Napoli – Viaggio nell’Etruria campana, la mostra aperta fino al 31 maggio 2021

“Gli etruschi e il MANN”: una grande mostra per raccontare l’antica popolazione italica; inaugurata il 12 giugno, sarà possibile visitarla sino al 31 maggio 2021. 600 reperti, di cui 200 visibili per la prima volta: un’esposizione a cura di Paolo Giulierini e Valentino Nizzo, nata dal connubio stabilito con il Parco Archeologico di Pompei, dove è stata ospitata la tappa iniziale del percorso con la mostra “Pompei e gli Etruschi” (dicembre 2018-maggio 2019).

Circa sei secoli (X-IV a.C.) racchiusi in due nuclei tematici principali:

  • Gli etruschi in Campania: percorso dal carattere archeologico, in cui vi è l’approfondimento della documentazione relativa alla presenza degli Etruschi nella regione a partire dal I millennio a.C. sino all’affermazione del popolo dei Campani attraverso l’analisi di reperti provenienti di Sala Consilina, Capua e Pontecagnano;
  • Gli etruschi al MANN: tale sezione valorizza i materiali etrusco-italici, con l’esposizione di reperti provenienti da aree esterne alla Campania, acquisite dal Museo di Napoli in vari periodi storici. “Bronzetto dell’offerente dell’Elba” (databile a fine VI/inizi V sec. a.C. e di probabile produzione populoniese), uno dei reperti di più antico rinvenimento all’Elba (1764), mai presentato in allestimento permanente o temporaneo al Museo Archeologico Nazionale di Napoli; l’opera fu donata da tale Agarini a Carlo III di Borbone, all’epoca già re di Spagna; collezione borgiana “la Cista Bianchini”, gruppo di reperti rinvenuto nell’Agro romano, appartenuta anche al cardinale Stefano Borgia; lastre di terracotta di rivestimento del “Tempio delle Stimmate” di Velletri; “Collezione Vivenzio” la quale comprende oltre a una cospicua mole di pregiati vasi attici anche alcuni esemplari in impasto ed in buchero, databili tra il VII ed il VI sec. a.C., Acquisti Falconnet, reperti venuti “in superficie” grazie all’opera intensiva di scavi di Luciano Bonaparte, fratello di Napoleone: questi sono solo alcuni dei nomi che attendono i visitatori nelle sale del MANN.

Tale sezione è accompagnata dal catalogo edito da Electa – casa editrice di narrativa e illustrati, che si occupa anche di progettazione di mostre – a cura di Valentino Nizzo.

Firmati dall’architetto Andrea Mandara e dal grafico Francesco Pavese i due percorsi, le due sale si presentano caratterizzate da criteri diversi, ma complementari: nel primo ambiente i reperti sono raccolti secondo un itinerario cronologico e per contesti; nel secondo, invece, si è dato spazio alle diverse collezioni del MANN ed alle differenti tipologie dei materiali.

Trait d’union è la sostituzione dei pannelli esplicativi con grandi stendardi che riportano i colori dell’acqua e della terracotta.

La mostra è stata realizzata con il contributo della Regione Campania e con il patrocinio morale del comune di Napoli; gli interventi di conservazione ad opera del Laboratorio di Restauro del MANN, sono punto cardine dell’esposizione: in azione alcuni laureandi dell’Accademia delle Belle Arti di Napoli, l’Ufficio Museologia del MANN e l’Archivio Fotografico dell’Archeologico.

“Gli Etruschi al MANN tornano per restare. Non solo con una mostra raffinata e dall’altissimo rigore scientifico, ma con l’annuncio dell’allestimento permanente che restituirà alla fruizione del pubblico un altro fondamentale pezzo della storia del nostro Museo, ‘casa’ dei tesori di Pompei ed Ercolano, così come custode di eredità molto più antiche. Museo della capitale di un Regno, l’Archeologico di Napoli vanta, infatti, collezioni sterminate derivate sia da scavi che da acquisizioni come, ad esempio, quella del bronzetto dell’Elba, reperto più antico ritrovato sull’isola toscana. Ma, soprattutto, nei nostri depositi c’è la testimonianza di una Campania centrale nel Mediterraneo e da sempre coacervo di popoli: Greci, Etruschi e Italici, a conferma che la ricchezza della cultura del Meridione sta nella diversità e nella contaminazione. Per comprendere in pieno gli Etruschi, oggi bisogna quindi volgersi anche al Sud e al patrimonio del MANN, dove duecento pezzi, praticamente inediti, splendono di nuova luce grazie allo straordinario lavoro del Laboratorio di Restauro del Museo. Un traguardo che mi riempie, come etruscologo, di personale soddisfazione, e che è occasione per ricordare la figura del celebre archeologo Marcello Venuti, nel 1727 fondatore dell’Accademia Etrusca e, poi, tra gli scopritori di Ercolano”, dichiara il Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Paolo Giulierini.

Antonietta Della Femina