Napoli / Scampia – La lettera del prof. De Crescenzo al Ministro Azzolina, pace fatta ?

Forse non tutti conoscevano fino a qualche ora o giorni addietro, il prof. Gennaro De Crescenzo. A dire il vero forse qualche studioso, avrà letto anche la sua ultima opera “Il libro dei Primati del Regno delle Due Sicilie”.

Il prof. Gennaro De Crescenzo è Presidente dell’Associazione Culturale Neoborbonica, napoletano, laurea in lettere, docente di Lettere e Storia a Scampia, giornalista, saggista, specializzato in Archivistica presso l’Archivio di Stato di Napoli e in Scienze della Comunicazione presso l’Università di Siena.

Fondatore nel 1993 del Movimento Neoborbonico, ha scritto: L’altro 1799: i fatti (1999); La difesa del Regno (2001); Le industrie del Regno di Napoli (2002, 2012); Contro Garibaldi (2007, 2013); Ferdinando II di Borbone (2009); Napoli. Storia di una città (Scolastica, 2009); Malaunità. 150 anni portati male (2011); I peggiori 150 anni della nostra storia (2012); per Magenes ha pubblicato Il Sud dalla Borbonia Felix al carcere di Fenestrelle (2014).

Un curriculum di tutto rispetto, ma la curiosità di capire cosa ci fosse dietro un sentimento nello scrivere di Napoli, ovvero Scampia, al centro di molto scetticismo è venuto fuori proprio al prof, che senza esitare nemmeno un minuto, ha scritto una bella lettera da toni molto forti al ministro dell’istruzione Azzolina.

Tutti sostengono che si tratti di una gaffe il ministro su Scampia e sulla fantomatica scuola che si troverebbe in un appartamento. “Nel Paese ci sono 40mila edifici scolastici, 8mila autonomie scolastiche, ho scuole in appartamento a Scampia e poi ho scuole in palazzi dell’800. Si deve rispondere e dare soluzioni a ogni singola realtà. Non si può fare scuola in un appartamento. Sogniamo una scuola dove si innestano dei soldi e che si possa migliorare”. Dopo poco ha ritrattato con una telefonata al presidente della municipalità Paipais e con l’invito, accettato, a recarsi a Scampia per incontrare i dirigenti scolastici e i docenti del territorio. ECCO IL VIDEO >>> QUI

Molto condivisa anche sui social lettera del prof. De Crescenzo, è riuscito ad arrivare a migliaia di persone in poco tempo è diventata virale. “A Scampia si fa scuola in appartamento”.

Ecco la lettera:                                                                                                         Cara ministra, lasci perdere Scampia. Ci lasci perdere. Insegno e vivo a Scampia ma non rivendico nulla e non provo neanche rabbia di fronte alle sue dichiarazioni e a quelle del presidente Conte su quell’appartamento “destinato a scuola” e sulla vostra sicurezza ostentata (“daremo a Scampia la scuola che merita”). Eviterò anche di ricordarle tutti i suoi errori di questi mesi o le confusioni di decreti e linee-guida: le chiedo semplicemente di evitare di parlare di Scampia perché lei non conosce Scampia e forse, insieme al presidente Conte, si sarà limitata a conoscerla vedendo qualche fiction televisiva. Che ne sa lei dei miei ragazzi? Che ne sa dei loro sogni? Che ne sa dei loro genitori disoccupati prima e dopo questa emergenza, degli occhi bassi e del pudore di non dirlo? Che ne sa dei loro messaggi da emigrati nel resto dell’Italia e del mondo? Che ne sa della tristezza di quelle domande agli esami di stato in queste ore sui loro progetti irraggiungibili? Che ne sa della loro e della nostra rabbia tutte le volte, le tante volte, in cui qualcuno usa il marchio “Scampia” per offendere e per associare famiglie, ragazzi e bambini a tutto quello che è negativo da queste parti? La vostra “best practice”, la “migliore pratica”, quella che voi vorreste insegnarci e portarci, è già a Scampia ma voi non lo sapete perché non siete mai stati a Scampia. La “best practice” è già nei corridoi della mia scuola, negli occhi felici di ragazzi, preside e prof durante i concerti del liceo musicale o nelle divise impeccabili delle ragazze del turistico. I nostri ragazzi realizzano la nostra “best practice” tutte le mattine anche solo entrando nella nostra (grande e bella) scuola. Il problema non sono loro ma siete voi che da 150 anni non assicurate a questi ragazzi gli stessi diritti e le stesse speranze di quelli del resto dell’Italia e dell’Europa. Il problema non è Scampia. Scampia, Napoli, Sud… il razzismo è (anche) questo. Poco importa, mi creda, se quella scuola nell’appartamento sia o no a Scampia: lei e il Presidente del Consiglio avreste dovuto solo evitare di nominare 5 volte Scampia senza vergognarvi del fatto che qui o altrove possa esistere una scuola in un appartamento e che possa esistere più o meno da 150 anni (oltre 2 quelli in cui lo stesso Conte è stato premier ma quella scuola sta sempre là).
Cara ministra, lei oggi dichiara che si è sbagliata e che quell’appartamento-scuola è da qualche altra parte ma noi non abbiamo più bisogno di rettifiche che non rettiticano e di scuse che non scusano. Abbiamo bisogno solo di rispetto e forse anche di silenzio. Fino a quando lei, i premier e gli altri ministri di turno non smetterete di usare, parlando di Scampia e del resto del Sud, il futuro e inizierete ad usare il passato prossimo o addirittura il passato remoto. Non più “faremo”, allora, ma “abbiamo fatto” o “facemmo” e allora, forse, avrete il diritto di parlare di Scampia.
Prof. Gennaro De Crescenzo, Scampia, Napoli, Sud

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