Napoli – Scacco matto alla camorra, operazione della Squadra Mobile questa mattina

Nelle prime ore di questa mattina, la Squadra Mobile di Napoli ha portato a termine una operazione di polizia giudiziaria nei confronti di esponenti della criminalità dell’area flegrea del capoluogo, dando esecuzione a due ordinanze di custodia cautelare emesse dal G.I.P. di Napoli, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia.

Il primo dei due provvedimenti restrittivi è stato eseguito nei confronti di M.G. cl. ‘79, ritenuto mandante dell’omicidio di M. L., consumato in data 6 novembre 2014 in zona Marano, all’interno di una barberia che la vittima gestiva.

L’arrestato è ritenuto elemento di vertice della zona denominata della “99” del Rione Traiano ed è cognato di S. A., a capo dell’omonimo clan.

Il delitto, secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e condotte dalla Squadra Mobile, sarebbe stato commesso nell’ambito dello scontro esistente nell’anno 2014 tra il gruppo S.ed il clan T., in contrapposizione tra loro per il predominio territoriale dell’area flegrea di questo capoluogo.

M. L. è risultato estraneo a qualsiasi dinamica criminale ed era immune da precedenti penali.

Il secondo blitz

La seconda ordinanza di custodia cautelare è stata eseguita nei confronti di A. Y. cl. ‘92, M. L. cl. ’89 e D. C. E. cl. ’85, pregiudicati e gravemente indiziati di estorsione e tentata estorsione aggravate dal metodo mafioso.

Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia, hanno documentato due distinte vicende estorsive.

Il primo episodio, verificatosi nello scorso mese di gennaio, vedrebbe coinvolti A.e D. C.in una estorsione ai danni di un soggetto che, con la complicità dello stesso D. C., si sarebbe reso autore, in precedenza, di una truffa telematica attraverso giochi e scommesse on-line, rifiutandosi di corrispondere al correo la sua parte dell’illecito profitto.

Il D. C., pertanto, al fine di recuperare la somma di circa 500 euro, provento della truffa, avrebbe richiesto l’intervento di A. Y. – da lui conosciuto come soggetto di una certa caratura criminale – il quale, attraverso minacce e intimidazioni di matrice camorristica, avrebbe costretto la vittima a corrispondere la suddetta somma.

Successivamente, lo stesso D. C. sarebbe divenuto vittima del medesimo meccanismo criminale nel secondo episodio estorsivo che le indagini hanno documentato.

A. Y. infatti, con la complicità di M. L., avrebbe tentato di imporre al D. C., con minacce e percosse, il pagamento di una tangente estorsiva di 10.000 euro affinché potesse continuare indisturbato a svolgere la sua illecita attività di truffatore.