Napoli ritrova il suo Principe: Totò rivive a Palazzo Reale

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Il Palazzo Reale di Napoli apre le sue porte al principe Antonio de Curtis, in arte Totò, con una mostra che è molto più di un omaggio: è un viaggio nell’anima della città. L’iniziativa, voluta e curata dalla direttrice Tiziana d’Angelo, nasce con l’intento di restituire ai napoletani un frammento della propria identità collettiva attraverso l’arte, la memoria e la cultura.

L’allestimento, firmato da Alessandro Nicosia, accoglie il visitatore in un percorso intimo e poetico, tra oggetti personali, fotografie, costumi di scena, documenti e installazioni multimediali. Nella sala Belvedere, le luci soffuse e i suoni del Rione Sanità – il quartiere dove Totò nacque poverissimo nel 1898 – riportano indietro nel tempo, fino alle radici di un talento che ha trasformato la miseria in arte e la sofferenza in risata.

Tra le teche compaiono spartiti originali di canzoni come “Malafemmena”, scritti a matita, dattiloscritti di poesie e locandine ingiallite che raccontano l’evoluzione della sua carriera e del modo in cui l’Italia ha imparato ad amarlo. L’esposizione non analizza Totò: lo lascia parlare, lo fa rivivere nei suoi oggetti, nei filmati, nelle note.

La voce del comico, che recita ‘A livella, vibra come un manifesto morale: la sua risata non era evasione, ma atto di resistenza contro la miseria, l’ipocrisia e la sopraffazione. Totò, come scriveva Pasolini, è impensabile al di fuori della cultura popolare napoletana: la sua comicità nasce da quella città che lo ha generato e che lui, a sua volta, ha raccontato e incarnato.

Per Totò, Napoli non è solo uno sfondo, ma una dimensione interiore: “A tengo sana sana dinto ‘e vvene”, diceva. Nei suoi gesti, nei suoi versi e nelle sue smorfie si riflette la stessa fragile grandezza della città, un luogo ferito e luminoso, ironico e malinconico.

Il percorso della mostra si chiude con le immagini struggenti dei tre funerali celebrati per lui – a Roma e due volte a Napoli – simbolo di un amore che il tempo non ha scalfito. A 58 anni dalla sua morte, Napoli continua a riconoscersi in Totò: nelle battute, nei murales, nei modi di dire. Perché se è vero che Totò appartiene al mondo, Napoli resta la sua eterna casa.