Domani giovedì 4 febbraio 2021 riaprono al pubblico i Musei del gruppo Intesa Sanpaolo, le Gallerie d’Italia(presenti a Napoli, Milano e Vicenza)in tutto lo stivale: a Napoli – finalmente – riaprirà le sue maestose porte Palazzo Zevallos Stigliano.
Conosciamo la storia di Palazzo Zevallos
Palazzo Zevallos (o anche palazzo Colonna di Stigliano o ancora palazzo Zevallos Stigliano) è un palazzo monumentale di Napoli ubicato lungo via Toledo. Eretto tra il 1637 e 1639 da Cosimo Fanzago su volontà della famiglia spagnola degli Zevallos, duchi di Ostuni; il suo primo proprietario fu, appunto, Giovanni Zevallos (Juan de Zevallos Nicastro, duca di Ostuni) che ne acquisì la proprietà nel 1639 dopo la fine dei lavori.
Alla sua morte il palazzo passò prima al figlio Francesco e poi dopo, nel 1653, fu ceduto definitivamente a Jan Van den Eynden, mercante e collezionista d’arte fiammingo.
Tanti alti e bassi per il grande palazzo nobiliare, fino a quando esso non venne spartito tra vari “affittuari” ed in seguito tra vari acquirenti: tra questi spicca il nome del banchiere Carlo Forquet. Alla fine del XIX secolo, la quota dei Forquet fu acquistata dalla Banca Commerciale Italiana: dal 2007 è stata allestita una delle tre gallerie d’arte appartenenti al gruppo bancario, chiamate gallerie d’Italia, che conta circa 120 pezzi tra pitture e sculture.
“Le sale espositive hanno colori vivaci e freschi, come il verde della Sala della Fedeltà che ospita le opere di Vincenzo Gemito o l’arioso soffitto della Sala degli Uccelli, nella quale si possono ammirare alcune celebri vedute napoletane.
Impossibile poi non notare le eleganti decorazioni pittoriche presenti in ogni angolo del museo.
Al centro della grande volta al piano nobile si può ammirare l’Apoteosi di Saffo di Giuseppe Cammarano. Inquadrata da una cornice dorata di spiccato gusto Impero, la poetessa in abiti classicheggianti è rivolta verso il dio Apollo seduto sulle nuvole sullo sfondo di un cielo dorato popolato dalle figure delle Muse; un putto regge la cetra, simbolo di Apollo, sulla quale compaiono le iniziali CF che si riferiscono al banchiere Forquet, committente dell’opera.
Di spiccato stile accademico, con accentuate influenze classiche, la raffigurazione sembra tuttavia rendere omaggio anche alla pittura barocca del Giordano, che era presente nel palazzo con sue opere, cui rimanda l’atmosfera dorata che permea i fondi, le nuvole e il cielo.
Le pareti sono invece dipinte a tempera da Gennaro Maldarelli, stretto collaboratore del Cammarano. Qui le figure femminili delle Muse appaiono come un chiaro riferimento all’arte del Canova e sono disposte in alternanza con un complesso ornato di candelabre, ovali, animali, vasi di fiori, elementi vegetali, puttini danzanti.
Nell’insieme i dipinti restituiscono un ambiente di grande pregio, grazie anche alla presenza di lampade di ottone di gusto Liberty, che risalgono all’ultima fase dei lavori nel palazzo risalente agli inizi del Novecento.
Nella Sala degli Stucchi – dove è esposto il Martirio di sant’Orsola di Caravaggio – troviamo decorazioni neoclassiche che ricordano alcuni gruppi mitologici di Antonio Canova e, sul soffitto, la raffigurazione del Sonno da una composizione di Bertel Thorvaldsen”.
Un palazzo dove perdere i sensi, un palazzo dove ad ogni centimetro c’è storia, un palazzo dove l’arte è espressione divina.
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Antonietta Della Femina

