A distanza di cinque anni dall’affare più costoso nella storia del Napoli, l’operazione che portò Victor Osimhen sotto il Vesuvio torna a far discutere. La Procura di Roma ha infatti richiesto il rinvio a giudizio per Aurelio De Laurentiis e per l’amministratore delegato Andrea Chiavelli, riportando al centro dell’attenzione un caso che la giustizia sportiva aveva già archiviato. Alcune intercettazioni risalenti all’estate del 2020, pubblicate in queste ore da Repubblica, che gettano nuova luce sui retroscena della trattativa con il Lille.
Nello scambio di messaggi, Giuseppe Pompilio, allora vicedirettore sportivo del club, invita Cristiano Giuntoli – all’epoca direttore sportivo del Napoli, oggi alla Juventus – a non lasciare tracce scritte delle comunicazioni: “Non devi scrivere nulla. Tracce nelle mail non se ne lasciano. A voce quello che ti pare.” Una frase che, secondo gli inquirenti, potrebbe indicare la volontà di evitare documentazione relativa a dettagli economici dell’operazione.
L’affare più oneroso della storia del Napoli
Era l’estate 2020 quando il Napoli ufficializzò l’arrivo di Victor Osimhen dal Lille per una cifra complessiva di circa 70 milioni di euro: 50 milioni in contanti e altri 20 milioni legati al trasferimento di quattro giocatori – Karnezis, Liguori, Manzi e Palmieri – valutati complessivamente appunto 20 milioni. Giovani promesse che, però, non hanno mai realmente trovato spazio in Francia e le cui valutazioni, secondo la Procura, sarebbero state gonfiate per generare plusvalenze fittizie. L’indagine punta proprio a questo: capire se l’operazione Osimhen sia stata condotta nel pieno rispetto dei principi contabili o se, come ipotizzano i magistrati, ci sia stato un tentativo di alterare i bilanci societari.
Dall’archiviazione sportiva al fronte penale
La Procura Federale della FIGC aveva già indagato sul caso, decidendo di archiviare il procedimento nel 2022 per assenza di violazioni disciplinari. Ma ora è la Procura di Roma a riaprire il dossier sul piano penale, ipotizzando falso in bilancio a carico dei vertici del club. L’inchiesta, seguita dai pm Lorenzo Del Giudice e Giorgio Orano, punta a ricostruire le modalità con cui venne formalizzato il passaggio di Osimhen. Sarà il giudice, nelle prossime settimane, a decidere se accogliere la richiesta di rinvio a giudizio e aprire un processo. Da parte del Napoli, almeno per ora, nessun commento ufficiale. De Laurentiis e il suo staff attendono gli sviluppi, forti della precedente archiviazione in sede sportiva e convinti della correttezza dell’operazione.
Il paradosso del successo
Il destino, però, sa essere ironico. L’affare Osimhen, oggi sotto la lente della magistratura, è lo stesso che ha cambiato la storia recente del Napoli. Il centravanti nigeriano è stato uno dei grandi protagonisti dello Scudetto 2022-2023, con i suoi gol, la sua forza e il suo carisma, simbolo del Napoli vincente di Spalletti. Sul campo, dunque, quella trattativa ha rappresentato un colpo di genio sportivo. Ma sui registri contabili, almeno per gli inquirenti, restano dubbi da chiarire.
Il tema eterno delle plusvalenze
La vicenda Osimhen si inserisce nel più ampio dibattito sulle plusvalenze nel calcio italiano, una pratica tanto diffusa quanto difficile da regolamentare. Determinare il “valore reale” di un calciatore – soprattutto se giovane o proveniente dalle giovanili – è un terreno scivoloso.
In molti casi, la valutazione di mercato diventa uno strumento contabile più che tecnico, utile per sistemare i bilanci e rispettare i parametri economici imposti dalle leghe. Negli ultimi anni, casi simili hanno coinvolto anche Juventus, Genoa e Sampdoria, con esiti diversi ma un punto in comune: la necessità di una maggiore trasparenza nelle operazioni di mercato.
Tra giustizia e campo
Mentre la giustizia ordinaria fa il suo corso, il Napoli guarda avanti sul piano sportivo. Il club è impegnato a ritrovare equilibrio in campionato e a gestire il futuro del suo gioiello, Osimhen, che resta un patrimonio tecnico ed economico fondamentale. La sensazione, però, è che il caso plusvalenze sia tutt’altro che chiuso. Ogni nuova intercettazione, ogni documento emerso, rischia di riaccendere discussioni che vanno oltre i confini del calcio giocato. E se è vero che il campo è sempre il giudice supremo, questa volta sarà un’aula di tribunale a decidere se l’operazione Osimhen sia stata soltanto un grande affare di mercato o qualcosa di più complesso.

